Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Piano paesaggistico regionale, "L’approccio ecosistemico ostaggio della politica miope e borderline di molti amministratori locali"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

La gestione corretta di un territorio deve partire da una profonda conoscenza dell'ambiente, dei suoi meccanismi dinamici per permetterci di individuare le sue peculiari caratteristiche, le sue potenzialità e i suoi punti deboli, in modo da non rischiare, con qualunque tipo di attività, di modificarlo al punto di turbarne gli equilibri in maniera irreversibile. Obiettivo di ciò è l'individuazione di una strategia di utilizzo razionale ed equilibrato del valore dell'habitat naturale in cui viviamo. Si sottolinea che le risorse dei territori non sono illimitate e non possiamo turbare gli equilibri degli ecosistemi senza aspettarci delle loro modificazioni con conseguenze più o meno negative per la qualità della nostra vita. L'azione antropica legata all'urbanizzazione o alla produzione, non può essere indiscriminata, ma deve tenere in seria considerazione le peculiarità dell'ambiente in cui viene effettuata. Occorre avere una visione integrata ed armonica della città inserita nel suo ambiente e strettamente legata ad esso, e non frammentaria, come è purtroppo ancora adesso. Si deve promuovere un processo di recupero, valorizzazione e sviluppo del territorio con una corretta pianificazione ambientale a livello comunale, considerando l'ambiente urbano come strettamente legato all'ambiente naturale in cui si sviluppa. I criteri per guidare un'azione di gestione territoriale devono essere ispirati a principi che consentano di usufruire del valore dell'habitat naturale senza distruggerlo, ma al contrario, cercando di mantenerlo il più possibile integro e in equilibrio, e nello stesso tempo, di garantire per gli abitanti di quel territorio, il massimo livello possibile di qualità della vita.

Quindi, di un territorio dobbiamo conoscere le caratteristiche ambientali, quelle socio-economiche, le peculiarità culturali e tradizionali; dobbiamo cercare di intuire le potenzialità specifiche e di conseguenza la sua "vocazione"; solo in questo modo potremo utilizzarlo verso un tipo di sviluppo compatibile e sostenibile, quindi equilibrato e in grado di rimanere a buoni livelli anche a lungo termine.

Le considerazioni sinora trattate dovrebbero essere attentamente considerate e valutate nell'approccio ecosistemico alla pianificazione delle aree urbane, mettendo in primo piano la valorizzazione del patrimonio territoriale in tutte le sue componenti: ambientali, urbanistiche, culturali e sociali cercando di contrastare il processo di "deterritorializzazione".

In tal senso, sottolineiamo positivamente che il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale fa proprio questo approccio. Infatti, l'approccio ecosistemico consente di considerare il territorio in termini coevolutivi come risultato storico derivante dalle interazioni tra insediamenti umani e ambiente, tra natura e cultura. Criteri ecologici di tutela e progettazione dovrebbero consentire la fusione della città con il paesaggio, tramite anche l'individuazione di validi indicatori di sostenibilità urbana e di indicatori di frammentazione ecologica nella pianificazione territoriale, quali: aree di biodiversità e naturalità (la città è strutturata come un mosaico di habitat); indici di emergenza e rapporto tra l'uso di energie rinnovabili sul territorio urbano; indici del rapporto popolazione/riciclo/ripristino; indici del ciclo dei materiali; introduzione del parametro dell'ecological footprint (impronta ecologica), come vincolo alla pianificazione urbana. L'uso di indicatori di sostenibilità urbana, deve essere applicato comunque con cautela, cercando di evitare di cadere in nuove forme di riduzionismo dei fenomeni complessi che si verificano negli ecosistemi urbani, continuando a considerarli nella loro globalità ma anche nelle loro proprietà specifiche, rapportandoli quindi su scala locale; promuovendo l'approccio di uno "sviluppo locale autosostenibile" valorizzando le risorse territoriali e l'identità di un luogo tramite l'individuazione di omeostasi locali e di equilibri a lunga durata con integrazione delle diverse componenti territoriali: ambiente naturale, ambiente costruito, ambiente antropico. Il rafforzamento delle identità territoriali, la ricostruzione delle relazioni coevolutive interrotte tra insediamento umano ed ambiente favorisce il ristabilirsi di un equilibrio durevole e sostenibile tra insediamento umano e ambiente naturale oltre a contrastare il degrado ambientale e sociale.

Nello specifico, considerando in questo caso "l'ecosistema Puglia", particolarmente rilevante appare il ruolo assunto proprio dalle zone "Buffer"/"Cuscinetto" previste nel PPTR, tanto contestate ed oggetto di polemica da parte di quella politica miope e "borderline" di molti amministratori locali che chiedono con forza l'eliminazione, - che insistono sull'intero territorio pugliese, per il ri-equilibrio degli ecosistemi urbani in termini di "sviluppo locale autosostenibile".

Le zone "Buffer" costituiscono degli importanti sistemi ecologici e paesaggistici, veri e propri corridoi ecologici, che attraversano le città, offrendo la possibilità dell'istaurarsi di omeostasi locali (riequilibrio ecologico) e di salvaguardia idrogeologica al tessuto urbano, tutelandolo e salvaguardandolo. La flora e la fauna caratteristica di queste zone rappresenta una sorta di "corridoio ecologico incassato" che attraversa le città e le campagne interessate. La presenza di specie vegetali tipiche (vegetazione mediterranea e sub-mediterranea) e la presenza di numerose specie animali, svolge molte funzioni all'interno delle città. La vegetazione e la fauna presenti in queste aree contribuisce alla difesa della natura rappresentando un mosaico di biotopi eterogenei e alla difesa del quadro paesaggistico, inquadrando elementi meritevoli di osservazione, quindi accrescendo l'attrattiva del paesaggio urbano. Le aree verdi di queste aree, insieme agli altri spazi verdi presenti in città, esercitano un'influenza sul clima urbano, in particolare sulle temperature estive. La vegetazione, mediante la traspirazione, sottrae una percentuale rilevante dell'irradiamento solare rinfrescando ed umidificando l'aria, inoltre costituisce una barriera al rumore e all'inquinamento. L'energia liberata in città in seguito a combustioni ed altre attività, viene dissipata principalmente sotto forma di calore, cui si aggiunge il calore restituito dalle superfici dopo l'assorbimento della radiazione solare durante il giorno, pertanto il clima urbano risulta più caldo e secco delle zone circostanti. L'atmosfera che sovrasta la città si riscalda, con conseguente formazione di correnti ascensionali che sollevandosi, richiamano aria umida dalle zone circostanti creando un sistema di ventilazione naturale, che contribuisce a diluire le emissioni dei nuclei centrali e rinfrescare l'atmosfera. Molto vantaggioso è appunto il sistema a verde continuo, la creazione di una vera è propria rete ecologica che attraversa la città e si collega con la campagna, costituendo in tal modo un insieme di corridoi di ventilazione. Oltre a contrastare la perdita della biodiversità sia animale che vegetale, assumono anche un ruolo chiave come corridoio faunistico per la movimentazione delle popolazioni animali e come zone tampone attraverso le stepping stones (nuclei di connessione puntiformi), sia lineari che a cordone e a mosaico, anche nella gestione e controllo della fauna sinantropica proveniente dalle città, avendo caratteristiche funzionali tali da consentire alle specie di spostarsi tra i diversi nuclei attraversando una matrice territoriale (tessuto urbano degradato) di ambienti non molto adeguati alla loro permanenza.

L'obiettivo deve essere, quindi, quello di promuovere la salvaguardia, la valorizzazione e l'ottima allocazione delle risorse territoriali-ambientali e pertanto deve essere vietata qualsiasi azione che degradi, deturpi o elimini tali risorse, intese come entità singole o come equilibri complessi. Lo sviluppo economico deve essere compatibile con la capacità di carico degli ecosistemi del pianeta ed armonico con gli obiettivi di una società democratica, giusta, equa e solidale. La tutela dell'identità storica e culturale, la salvaguardia della qualità del sistema paesaggistico, delle sue componenti ambientali e del suo uso sociale e produttivo, nell'ambito del principio di sviluppo durevole e meno insostenibile sono risultati perseguibili per uno "sviluppo locale autosostenibile".

Tutto ciò ha senso, però, se "gli abitanti del luogo si riappropriano del proprio habitat", ovvero occorre avere un atteggiamento di consapevolezza del valore intrinseco dell'ambiente in cui si vive e della stretta dipendenza che ad esso ci lega, ed in una attenzione continua a contestualizzare qualunque tipo di azione antropica.

Per una governance condivisa e strategica delle città e dei luoghi, riteniamo che il dibattito sia lo strumento elettivo oltre che fondamentale per costruire la "comunità", e confrontarsi con idee diverse permette l'emergere di una comprensione più profonda del proprio punto di vista, auspicando che si continui a perseguire con coerenza e determinazione, a favore della comunità e non delle lobby, le politiche ecologiche: il diverso approccio nel perseguirle distingue chi vuol lavorare per il futuro della terra ed i suoi abitanti, evitando quelle politiche di "esclusione sociale" a cui stiamo assistendo tragicamente in questo momento.

Elvira Tarsitano

Presidente della Consulta dell'Ambiente del Comune di Bari

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