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Estorsioni e minacce ai commercianti del Libertà, condannati 6 pregiudicati vicini al clan Strisciuglio

Condanne comprese tra 8 anni e 2 mesi e 2 anni e 8 mesi di reclusione nei confronti dei sei ritenuti colpevoli di estorsioni aggravate dal metodo mafioso

Sei pregiudicati baresi, considerati vicini al clan Strisciuglio, sono stati condannati dal gup del Tribunale di Bari, Antonio Diella, a pene comprese tra 8 anni e 2 mesi e 2 anni e 8 mesi di reclusione poiché ritenuti colpevoli di estorsioni aggravate dal metodo mafioso nei confronti di alcuni commercianti del quartiere Libertà di Bari. Il processo, celebrato con rito abbreviato, ha visto le condanne di Domenico Remini, considerato referente del clan Strisciuglio per le estorsioni sul quartiere, alla pena di 8 anni e 2 mesi, il fratello Gaetano alla pena di 5 anni. Condanne anche per Mauro Losacco (5 anni e 4 mesi), Antonio Monno (6 anni), Antonio Patruno (5 anni e 2 mesi), Antonio Sportelli (3 anni e 2 anni).

L'inchiesta di Squadra Mobile e Dda

In base all'inchiesta della Squadra Mobile, coordinata dai pm Giuseppe Gatti e Patrizia Rautiis della Dda barese, i sei avrebbero imposto il pizzo per due anni, dal 2014 al 2016, definendolo una 'tassa di sovranità', obbligando i commercianti a farsi consegnare 600 euro al mese e 2mila nel periodo natalizio. Tre gli episodi di richieste estorsive, contestati dalla magistratura, nei confronti di negozianti di generi alimentari. Dopo le richieste di soldi e prodotti alimentari, vi sarebbero state minacce di ritorsioni in caso di mancati pagamenti. In un caso nel quale una delle vittime si sarebbe rifiutata di pagare, quest'ultima sarebbe stata 'punita' con un furto nel negozio.

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