Gazebo nelle zone tutelate, è scontro ristoratori-Comune: "Oggi partono le multe, ma per 8 anni nessuno ha detto nulla"

Dopo gli 'avvisi' della scorsa settimana, al via le sanzioni per chi non rispetta il regolamento del 2011. "Criteri troppo stringenti" spiegano gli esercenti, che in mattinata hanno organizzato un incontro nel borgo antico

"Le multe partiranno ufficialmente da oggi, applicando un regolamento che risale al 2011. Eppure noi ristoratori siamo stati avvertiti solo la settimana scorsa, dopo 8 anni in cui nessuno ha controllato". È Gianni Del Mastro, proprietario di un'osteria nel cuore di Bari vecchia, a farsi portavoce della rabbia dei commercianti delle aree tutelate dalla Soprintendenza (le cosiddette 'zone marroni') sull'eterna questione dei dehors.

L'incontro a Santa Teresa dei Maschi

E per fare il punto della situazione hanno fissato un incontro con la stampa in mattinata davanti alla chiesa di Santa Teresa dei Maschi, dove era riunita una rappresentativa dei 50 ristoratori che fanno parte del comitato 'We are in Bari vecchia', presieduto appunto da Del Mastro. E soprattutto per decidere come muoversi, ora che ufficialmente partiranno le sanzioni per occupazione di suolo pubblico - su richiesta della Soprintendenza - relative a tutti gli arredi malposizionati o per le altre incongruenze riscontrate all'interno e all'esterno dei gazebo installati dai ristoratori. Dal 21 marzo, poi, si concluderà anche la proroga disposta per lo smontaggio notturno dei dehors, con un altro fastidio - non da poco - da affrontare per chi possiede un locale nelle zone marroni. Che non comprendono solo l'area di piazza Mercantile (in particolare la zona che si affaccia sul Palazzo del Sedile), ma anche, ad esempio, Madonnella (l'area del Teatro Kursaal Santa Lucia) e Torre a Mare (la piazza del porto).

Commercianti 1-2

La rabbia dei ristoratori

Un regolamento, quello del 2011, giudicato troppo stringente: tra le prerogative previste per i dehors c'è l'altezza massima del paravento di 1,70 metri, la necessità di non avere congiunzione tra ombrelloni e paravento, l'assenza di vetrofanie e in generale una struttura molto pulita nelle forme, che quindi non rovini l'estetica dei luoghi in cui è inserita. "Un concetto che di base ci va pure bene - sostiene Del Mastro - ma ci devono assicurare una struttura in gran parte coperta, sennò in caso di pioggia o di vento forte si creerebbero forti disagi. A quel punto diventa inutile installare un gazebo. E per alcuni ristoratori, soprattutto chi ha uno spazio interno risicato, è invece una necessità. E per adeguarsi alle direttive della Soprintendenza hanno sborsato fior fior di soldi.

Progetto gazebo-2

"Se a Bari vecchia finora non hanno fatto tante multe - assicura Maurizio Cinquepalmi, proprietario di un locale a Torre a Mare - nella nostra zona i controlli sono assidui. Personalmente ho speso 15mila euro per installare il gazebo e ora per ristrutturarlo ne dovrò sborsare circa 30mila". Con il rischio, se a marzo il regolamento dovesse cambiare di nuovo, di ritrovarsi punto e da capo. E rischiare non solo le multe, ma anche il sequestro penale della struttura in caso di recidiva. "A marzo scorso - aggiunge Cinquepalmi - avevamo anche proposto un nostro modello di gazebo, ma è stato rifiutato perché nella piazza manca un passaggio carrabile per i disabili".

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Il diktat della Soprintendenza, lo ammettono anche i ristoratori, si rifà alle linee guida del Mibac, che in tutta Italia sta fornendo criteri molto stringenti per i gazebo di bar e ristoranti nelle zone tutelate. Ma la strada tracciata dagli esercenti è quella del dialogo, prima che della protesta: "Possiamo però arrivare a una soluzione condivisa - aggiungono in coro i manifestanti - Da questo incontro usciremo con una proposta; speriamo che l'amministrazione comunale ci dia la possibilità di discuterne in un tavolo tecnico aperto, come finora non è purtroppo avvenuto. Sarebbe però auspicabile non partire subito con le sanzioni, prima che si sia definito un regolamento certo".

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