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"Mille famiglie con un solo genitore ci hanno chiesto aiuto": i dati della Caritas raccontano come cambia la povertà nel Barese

Le parole del vice direttore della Caritas di Bari-Bitonto e del sociologo Walter Nanni in occasione della presentazione a Bari di 'Anello debole', il 21esimo rapporto su povertà ed esclusione sociale redatto dall'ente caritatevole

"Il dato che bisogna sottolineare è quello delle mille famiglie monogenitoriali che si sono rivolte alla Caritas nell'ultimo anno. Pensiamo quindi alle donne con figli che fanno fatica ad arrivare a fine mese". Nelle parole di Vito Mariella, vice direttore della Caritas di Bari-Bitonto, si legge uno dei tanti appelli sui 'nuovi poveri' che emergono tra le pagine di 'Anello debole', 21esimo rapporto su povertà ed esclusione sociale redatto dalla Caritas. A margine della presentazione a Bari, nella sede della Caritas di Bari Bitonto, insieme al capo uffici studi della Caritas Walter Nanni, hanno fornito un quadro di come sta cambiando l'utenza che frequenta i centri e le mense della Caritas nel territorio barese - grazie alle 126 parrocchie attive nell'ambito territoriale di Bari-Bitonto - e a livello nazionale. "Quello che emerge in particolare - aggiunge Nanni - è l'aumento degli anziani che si rivolgono a noi, segno che le pensioni non bastano più ad arrivare a fine mese". Un'azione che il direttore della Caritas Bari-Bitonto, don Lino Modesto, ha sottolineato usando le parole di Papa Francesco pensate per la sesta Giornata mondiale dei poveri, in programma questa domenica: "Davanti ai poveri non si fa retorica, ma ci si rimbocca le maniche e si mette in pratica la fede nel coinvolgimento diretto, che non può essere delegato a nessuno".

I dati del rapporto Caritas

Andando a leggere i dati del rapporto  a livello nazionale, si nota come è proprio nel Mezzogiorno che si ha una maggiore incidenza di contatti con la Caritas (10% dal 9,4% del 2020), mentre scenda nel Nord-Ovest. In riferimento all’età, i livelli di povertà continuano ad essere inversamente proporzionali all’età: la
percentuale di poveri assoluti si attesta infatti al 14,2% fra i minori (quasi 1,4 milioni bambini e i ragazzi poveri), all’11,4% fra i giovani di 18-34 anni, all’11,1% per la classe 35-64 anni e al 5,3% per gli over 65 (valore sotto il la media nazionale). Tra il 2020 e il 2021 l’incidenza della povertà è cresciuta più della media per le famiglie con almeno 4 persone, le famiglie con persona di riferimento di età tra 35 e 55 anni, i bambini di 4-6 anni, le famiglie degli stranieri e quelle con almeno un reddito da lavoro.

Se nel al nord prevale l'assistenza alle persone straniere (65,7%), nel Sud e nelle isole prevalgono gli assistiti di cittadinanza italiana che corrispondono rispettivamente al 68,3% e al 74,2% dell’utenza. L’età media dei beneficiari si attesta a 45,8 anni. Complessivamente le persone senza dimora incontrate sono state 23.976, pari al 16,2% dell’utenza: si tratta per lo più di uomini (72,8%), stranieri (66,3%), celibi (45,1%), con un’età media di 43,7 anni
e incontrati soprattutto nelle strutture del Nord (questa macroregione ha intercettato quasi la metà degli homeless d’Italia).

Complessivamente nelle storie di deprivazione intercettate, i casi di povertà intergenerazionale pesano per il 59,0%; nelle Isole e nel Centro il dato risulta ancora più marcato, pari rispettivamente al 65,9% e al 64,4%; il nord-Est e il Sud risultano le macroaree con la più alta incidenza di poveri di prima generazione. Il rischio di rimanere intrappolati in situazioni di vulnerabilità economica, per chi proviene da un contesto familiare di fragilità è di fatto molto alto. Il nesso tra condizione di vita degli assistiti e condizioni di partenza si palesa su vari fronti oltre a quello economico. In primis nell’istruzione. Le persone che vivono oggi in uno stato di povertà, nate tra il 1966 e il 1986, provengono per lo più da nuclei familiari con bassi titoli di studio, in alcuni casi senza qualifiche o addirittura analfabeti (oltre il 60% dei genitori possiede al massimo una licenza elementare). E, sono proprio i figli delle persone meno istruite a interrompere gli studi prematuramente, fermandosi alla terza media e in taluni casi alla sola licenza elementare; al contrario tra i figli di persone con un titolo di laurea, oltre la metà arriva ad un diploma di scuola media superiore o alla stessa laurea. Anche sul fronte lavoro emergono degli elementi di netta continuità. Più del 70% dei padri dei nostri assistiti risulta occupato in professioni a bassa specializzazione. Per le madri è invece elevatissima l’incidenza delle casalinghe (il 63,8%), mentre tra le occupate prevalgono le basse qualifiche. Il raffronto tra le due generazioni mostra che circa un figlio su cinque ha mantenuto la stessa posizione occupazionale dei padri e che il 42,8% ha invece sperimentato una mobilità discendente (soprattutto tra coloro che hanno un basso titolo di studio).

A livello della provincia barese, invece, sono 3628 le nuove persone che si sono rivolte ai Centri di ascolto e ai servizi delle Caritas Parrocchiali nel  2021. Che si aggiungono alle circa 18 mila persone seguite dalle parrocchie e dai servizi di Caritas diocesana, nel 2020. È quanto risulta da rilevazione condotta a livello diocesano dall’Osservatorio delle Risorse e delle Povertà di Caritas diocesana.

Le 126 parrocchie nella maggioranza dei casi hanno intensificato i propri sforzi attraverso il lavoro dei volontari impegnati sull’intero territorio diocesano. Le principali richieste sono state quelle di lavoro, sostegno socio-assistenziale, pagamento utenze.

Per quanto riguarda gli interventi effettuati dalle diverse realtà parrocchiali, i dati principalmente rilevati sono stati: beni e servizi materiali, ascolto, pagamento di utenze domestiche, sussidi e aiuti economici. Si registra inoltre che sono state assistite 1076 famiglie monogenitoriali.

Le persone che principalmente che si sono rivolte presso i servizi e centri parrocchiali sono: disoccupati in cerca di nuova occupazione  e - persone con impiego irregolare  anche a causa della pandemia.

Le 13 mense del Coordinamento  Caritas che insistono principalmente sulla Città di Bari e Bitonto, hanno distribuito nel 2021, 72057 pasti e nel 2022 al 31 ottobre, 62082 pasti. La presenza dei cittadini stranieri è pari al 10%.

Il Centro di accoglienza notturno “don Vito Diana”, gestito dalla Fondazione “Santi Medici Cosma e Damiano” di Bitonto,  nel 2021 ha ospitato complessivamente 80 uomini stranieri e 21 uomini italiani.

L’associazione Micaela Onlus, ente che si occupa di donne vittime  di tratta ai fini dello sfruttamento sessuale ha incontrato 147 donne su strada,  ha effettuato 8oo interventi di counseling sanitario ed interventi e relativi accompagnamenti, 243 interventi di counseling sociale, 8 accoglienze residenziali, 2 tirocini lavorativi.

Emergenza Ucraina. Da febbraio a luglio sono state accolte dalle comunità parrocchiali e religiose 65 persone di cui 35 adulti e 30 minori.

L’inverno è alle porte e la crisi energetica continua a colpire le famiglie. Inoltre, l’aumento esponenziale delle bollette sta mettendo a dura prova la tenuta di diverse aziende e attività commerciali. Servono interventi urgenti e mirati per sostenere le situazioni di maggiore difficoltà. Tanti fratelli e sorelle  non si rivolgono ai servizi istituzionali o alle caritas per vergogna e per un forte senso di dignità. Quest’ultimi rischiano di diventare i nuovi poveri invisibili ai nostri occhi. Vi è la necessità di ritornare a forme di welfare di quartiere e di condominio, dove il vicino di casa sia in grado innanzitutto di intercettare vecchie e nuove situazioni di disagio ed orientarle alla rete sociale del territorio. La pandemia ha cronicizzato alcune forme di individualismo. Torniamo ad incrociare gli sguardi delle persone, a partire dai più fragili. Ora più che mai vi è un forte bisogno di comunità.

Il rapporto completo è disponibile a questo link

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