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Cronaca

Prelievi del sangue a domicilio, indaga la Procura. Gli infermieri: "Situazione delicata per i cittadini"

Indagate 10 persone. I presidenti dei collegi Ipasvi Bari e Bat scrivono al governatore Emiliano: "Ingiusto scaricare solo sugli infermieri le responsabilità di un fenomeno radicato in tutta la Puglia"

I presidenti dei Collegi Ipasvi di Bari e Bat (Infermieri professionali, assistenti sanitari, vigilatrici d’infanzia) hanno chiesto al governatore pugliese, Michele Emiliano un confronto sul tema dei prelievi ematici a domicilio, dopo l’apertura di un’inchiesta della Procura di Bari per presunte irregolarità. Nelle scorse settimane il pm Marco D’Agostino ha fatto notificare una proroga delle indagini. Al momento gli indagati, dieci infermieri del Policlinico di Bari, sono accusati di abuso d’ufficio e peculato. In una nota destinata al governatore, Savino Andreula e Michele Ragnatela presidenti dei Collegi Ipasvi Bari e Bat, affermano che "Non è giusto - scrivono - scaricare solo sugli infermieri le responsabilità di un fenomeno radicato in tutto il territorio pugliese, provocato dai bisogni di salute che esprime il cittadino a fronte dell’incapacità del sistema di farvi fronte".

"La situazione è delicata in tutta la Puglia e, prima delle disposizioni restrittive delle Aziende sanitarie - aggiungono Andreula e Ragnatela - è stato tollerato il lavoro sommerso di infermieri che per anni hanno affollato gli sportelli di accettazione delle strutture pubbliche per consegnare i prelievi ematici effettuati a domicilio se non, addirittura, in qualche 'barberia' della provincia di Bari".

"Il rovescio della medaglia di questa vicenda - proseguono - è che i cittadini non sanno più come ottenere un prelievo ematico a domicilio e, di contro, sta contestualmente crescendo l’attività dei laboratori d’analisi privati per i quali non valgono le disposizioni emanate dalle Aziende sanitarie. Così al danno d’immagine che gli infermieri, professionisti sanitari, stanno patendo per la vicenda Policlinico, si aggiunge la beffa che gli stessi non possono svolgere la libera professione se dipendenti di un’Azienda sanitaria pubblica".

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