Dalla stampante costruita a 17 anni all'ufficio a Chicago, il ceo di Roboze nella classifica Forbes under 30

Il barese Alessio Lorusso ha ottenuto il prestigioso riconoscimento grazie ai risultati della sua azienda di stampanti 3D, con (prima) sede in via Capruzzi. "In futuro disegneremo protesi con i polimeri" racconta

Sono passati 10 anni da quando Alessio, allora 17enne, costruì a mano un primo modello di stampante 3D nella sua cameretta. Un decennio dopo tutto si è trasformato: le pareti della stanza sono diventate un'azienda, la Roboze, con sedi in tutto il mondo e quella prima macchina innovativa ora viene utilizzata in tanti campi, dalla componentistica aerea a quella della formula 1. Una passione che gli ha permesso anche di entrare nella classifica della rivista Forbes che premia i 30 migliori imprenditori europei sotto i trent'anni. BariToday lo ha intervistato per raccontare questa storia di successo tutta barese.

Citato nella classifica Forbes Europe under 30, era un risultato che ti aspettavi?

In realtà in parte sì, perché è il riconoscimento di anni di duro lavoro fatti insieme a un team affiatato e soprattutto giovane: l'età media in Roboze è 29 anni. A preannunciarlo sono stati i risultati del 2017: fatturato di un milione di euro, stampanti 3D vendute in 25 paesi in tutto il mondo grazie a un sistema capillare di distribuzione. E contiamo ancora di crescere

Come?

Nel 2018 dovremmo quadruplicare il nostro fatturato. Abbiamo già ordini di stampanti per un milione di euro e continuiamo a internazionalizzare la nostra produzione. Non a caso abbiamo aperto una sede anche a Chicago, oltre a quella esistente a New York.

Eppure Roboze è un'azienda dal cuore barese

Barese e soprattutto pugliese. Non dimentichiamo quanto la nostra terra ha fatto, sin da quando nel 2013 aprimmo la sede in via Capruzzi. A breve ci sposteremo in una più grande, ma sempre nella provincia. Devo ricordare tutto il sostegno che ci è arrivato dagli uffici della sezione Sviluppo della Regione, con cui c'è stato e c'è tuttora un dialogo serrato. Nasciamo in Puglia, ma guardiamo al mondo, perché bisogna far capire che questa non è solo una terra di gastronomia e turismo, ma è un polo tecnologico di eccellenza.

Non a caso avete creato una 'fuga di cervelli' all'opposto

Sì, di recente abbiamo accolto nel team un ingegnere che stava lavorando a Torino. Era stata costretta a trasferirsi dalla Puglia per cercare lavoro, ma ora ha visto che la Puglia può offrire molto a chi investe nella propria formazione nel campo della tecnologia. E questo asse continuerà con l'apertura di un centro di ricerche Roboze nella Silicon Valley, in California.

Qual è il segreto del successo di Roboze?

In primis la sua versatilità: può essere utilizzato in diversi campo. E non per creare prototipi, come avviene per altre stampanti 3D, ma per creare prodotti finiti. Tra i nostri clienti ci sono la Bosch, l'Airbus e persino una delle scuderie più blasonate di Formula 1. Utilizzano la nostra stampante per produrre componenti aerodinamici da montare sulla monoposto. E il segreto è questo: la resistenza dei materiali data dal polimero utilizzato, resistente quanto il metallo, e la precisione della stampa, che copre le dimensioni di un capello.

Qual è il prossimo passo?

Il campo della medicina. Vorremmo utilizzare le stampanti per creare protesi personalizzabili, con materiali che possano essere impiantati nel corpo umano senza che questo li rigetti. Penso ad esempio a un perno per il ginocchio di chi ha avuto una frattura e si è dovuto operare. Invece di utilizzare protesi standard, si potrebbero personalizzare in base alla struttura ossea del paziente.

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