Prestiti con tassi fino al 650% e minacce per incassare i debiti: arrestati marito e moglie

Una coppia di San Girolamo accusata di usura ed estorsione nei confronti di una donna in difficoltà economiche: "Paga o diciamo tutto al tuo datore di lavoro"

Il tasso di interesse, in un caso, era lievitato fino al 650%. E per costringere la vittima a restituire il denaro ricevuto in prestito, la minaccia era quella di raccontare tutto al suo datore di lavoro, pretendendo da lui il pagamento dei debiti.

Con l'accusa  di usura aggravata dallo stato di bisogno della vittima ed estorsione i carabinieri hanno arrestato, a San Girolamo, marito e moglie di 37 e 31 anni. L'ordinanza di custodia cautelare in regime di arresti domiciliari, eseguita dai militari della Compagnia Bari Centro, è stata emessa dal gip del Tribunale di Bari su richiesta del sostituto procuratore Fabio Buquicchio.

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I prestiti a tassi da usura e le minacce alla vittima

L’indagine, avviata nel settembre 2018 e condotta attraverso attività tecniche e mirati servizi di pedinamento e osservazione, avrebbe consentito di svelare un’attività usuraia ed estorsiva posta in essere dalla coppia in danno di una impiegata barese, che, trovandosi in difficoltà economiche, avrebbe ricevuto dalla coppia, nel 2011, un prestito di duemila euro. La vittima si sarebbe ritrovata poi costretta a corrispondere, a titolo di interessi, 200/250 euro alla settimana sino al 2014, con un tasso - hanno calcolato gli investigatori - pari al 650%, restituendo anche a saldo della somma di 5mila euro. Sempre nel 2014, la vittima avrebbe inoltre ricevuto l’ulteriore somma di 4mila euro, per la quale avrebbe corrisposto, sino al mese di settembre di quest'anno, 300 euro alla settimana a titolo di interessi, con un tasso pari al 390% annuo. In questo caso, però, il saldo che avrebbe dovuto versare al termine aveva raggiunto l’esorbitante cifra di 20mila euro.
L'estorsione, contestata solo all'uomo, sarebbe consistita - hanno ricostruito gli investigatori - nel costringere la vittima a consegnare puntualmente le somme di denaro con la minaccia che, se non avesse ottemperato, si sarebbe rivolto ai titolari dell’azienda presso la quale la donna lavora, sia per esporre la sua situazione debitoria sia per pretendere da loro i pagamenti residui, paventandole così l’ipotesi di perdere il posto di lavoro.

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