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Cronaca

"Modalità d'esame sconosciute, tirocini 'mozzati' e poca tecnologia negli studi": l'odissea dei praticanti avvocato con il Covid

Il racconto della 27enne Luigia Di Cosola, costretta come tante a interfacciarsi con i limiti imposti a chi tenta di formarsi professionalmente nell'era del distanziamento da Covid

"Io sono stata fortunata, ma per tante persone questo è un momento davvero drammatico". Luigia Di Cosola è una dei tanti praticanti avvocato baresi che a causa del Covid hanno visto crescere esponenzialmente la barra di difficoltà di uno dei normali step per la professione forense: l'abilitazione. La sua 'fortuna' è stata trovare un'azienda che ha creduto in lei, la Deloitte, e le sta offrendo la possibilità di lavorare nel ramo legale. Per altre persone meno fortunate, il traguardo dell'abilitazione è pieno di ostacoli, come racconta la stessa 27enne.

L'esame di abilitazione

L'elemento più importante rimane naturalmente l'esame di abilitazione di avvocato. Originariamente constava di due prove separate: una scritta e una orale, già di loro abbastanza complicate. Con l'arrivo della pandemia, però, un grosso punto interrogativo è calato sull'effettiva fattibilità della prova. "L’esame si doveva svolgere come da prassi a dicembre - racconta la Di Cosola - a novembre ci informarono invece che non lo avremmo fatto più a fine anno". Riunire contemporaneamente tutti i partecipanti in un'unica stanza sembrava appunto un'utopia, vista la curva dei contagi in crescita che aveva portato allo slittamento di altri concorsi pubblici, ad esempio quello di magistratura. A fornire un cronoprogramma aggiornato era stato poi il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, indicato le date del 13, 14 e 15 aprile di quest'anno. "Qualche giorno fa il Comitato tecnico scientifico - aggiunge la 27enne - ha accertato che anche ad aprile sarebbe rischioso svolgere lo scritto, pertanto l'attuale ministr ha comunicato di voler cambiare la modalità da scritto ad orale 'rafforzato' che francamente non ho ancora capito cosa significhi". E la conferma di un rinvio successivo ad aprile è arrivata nelle ultime ore proprio dal Ministero della Giustizia, come indicato anche dall'Associazione italiana praticanti avvocato. "Sta di fatto che non sappiamo come e cosa studiare, abbiamo studiato per una prova che non faremo, lo scritto, quindi una totale perdita di tempo e di soldi, per chi, come me, ha frequentato corsi ad hoc di preparazione" conclude.

Pochi supporti tecnologici negli studi e tirocini 'mozzati'

E prima di arrivare all'esame, c'è da superare l'ostacolo della pratica forense 'mozzata', sempre a causa delle norme Covid. Diversi sono i casi infatti di una pratica parziale, visto che "i giudici hanno ritenuto non necessaria la presenza dei tirocinanti negli uffici giudiziari e nelle aule di tribunale - la testimonianza - limitando di fatto le presenze ai soli difensori delle parti e alle parti stesse". E negli studi legali baresi non va meglio, visto che in diversi casi i praticanti non hanno a disposizione gli strumenti necessari allo smartworking (software come Teams, Zoom, Skype business) o altre modalità di formazione a distanza e sono costretti a lavorare in presenza e non possono limitare i contatti.

"Fortunatamente invece ho avuto la possibilità in azienda - conclude Di Cosola - di avere a disposizione piattaforme di lavoro, corsi di formazione e-learning, a partecipare a riunioni su Teams, strumenti la formazione dei tirocinanti non si ferma, anzi, continua in maniera più innovativa e a contatto con i migliori professionisti non solo baresi ma dell’intero network, sia italiano che estero). Ciò fa si che, nonostante la difficile situazione, la pratica forense continui con il supporto tecnologico e umano offerto da studi di questa portata".

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