menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Giustizia, il procuratore Volpe: Scandalosi tempi delle sentenze, non esiti dei processi

In una lettera il capo della Procura di Bari interviene nel dibattito sugli esiti recenti di processi "eccellenti", evidenziando problemi e criticità degli uffici giudiziari baresi, dalla carenza di personale a quella di aule adeguate, a fronte del "disimpegno del governo centrale"

"Le assoluzioni, eccellente o meno che sia il rango dell'imputato, non possano e non devono suscitare scandalo. Scandalosi, piuttosto, sono i tempi con i quali si perviene alle sentenze".

Così in una lettera ai giornali, il procuratore capo di Bari, Giuseppe Volpe, interviene nel dibattito suscitato dagli "esiti recenti di alcuni procedimenti penali concernenti imputati 'eccellenti'", a livello locale e nazionale, con "sentenze di primo grado di assoluzione dopo che, clamorosamente, personalità di primo piano della politica o delle istituzioni erano state oggetto di indagini, sino al punto di dover lasciare i loro incarichi". E' di pochi giorni fa, ad esempio, la notizia della recente assoluzione, dopo 15 anni, del cardiologo Rizzon. Ma anche, a livello nazionale, quella dell'ex sindaco di Roma Ignazio Marino.

Nella sua lettera Volpe focalizza l'attenzione sulla situazione del 'sistema giustizia', e su quella della procura barese in particolare, alle prese quotidianamente con un "superlavoro" che deve però fare i conti con grandi carenze e difficoltà. Il procuratore capo di Bari ricorda "il ruolo assegnato dalla legge al processo": "una verifica dell'ipotesi di accusa ad opera di un giudice terzo" per pervenire ad "una decisione, che può essere di condanna, ma anche, non meno fisiologicamente, di assoluzione".

La procura barese, scrive Volpe evidenziando come essa sia "impegnata assai attivamente nel contrasto alla criminalità organizzata. Con esiti giudicati per lo più positivamente", "iscrive annualmente in totale oltre cinquantamila procedimenti penali". Ma a fronte di un tale carico di lavoro, e sebbene  l’organico dei magistrati sia aumentato dal 2003 ad oggi da 27 a 33 unità, quello del personale amministrativo è sceso da 149 a 133 "per effetto di una serie di decreti ministeriali risultati assai ingiustificatamente penalizzanti". Il procuratore ricorda poi l'assenza di un dirigente amministrativo per la procura di Bari, e punta il dito contro l'assenza di adeguati interventi governativi per risolvere il problema. "Il risultato - afferma Volpe - è che il lavoro celermente smaltito dai magistrati si blocca sulle scrivanie in gran parte vuote dei nostri collaboratori. Non viene ottemperato, dunque, il disposto dell' articolo 110 della Costituzione, che assegna al ministro della giustizia l' organizzazione e il funzionamento dei servizi della giustizia".

Il procuratore parla inoltre dell'"imbuto" che si crea dopo il rinvio a giudizio, a causa della "enorme sproporzione esistente tra l' organico dei magistrati di procura e quelli della magistratura giudicante", e che "impedisce la celere definizione dei processi in quella che dovrebbe essere la sede propria, dinanzi ai giudici, in tempi celeri, come prescrive la Carta costituzionale". A ciò si aggiunge, ricorda il capo della Procura, la carenza di aule d’udienza, con riferimento alle note problematiche dell'edilizia giudiziaria barese, e la mancanza di fondi per "retribuire gli assistenti d’udienza per gli straordinari". Nella lettera, il procuratore Volpe fa dunque più volte riferimento alla necessità di un adeguato intervento del governo per rispondere a tali problematiche, finora rimaste irrisolte.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

BariToday è in caricamento