Cronaca

Processo al clan Strisciuglio, un nuovo pentito rivela sette omicidi

Le dichiarazioni di un nuovo collaboratore di giustizia potrebbero far luce su sette delitti compiuti tra il 2000 e il 2007 da affiliati al clan, molti dei quali imputati nel processo 'Libertà'

Potrebbero servire a fare definitivamente chiarezza su sette omicidi ancora irrisolti le dichiarazioni di Vito Nicola Antonio Raggi, soprannominato 'il cinese', pregiudicato barese di 40 anni, ex affiliato al clan Strisciuglio e nuovo collaboratore di giustizia.

IL PENTITO - Raggi, condannato in via definitiva per traffico di droga, è attualmente imputato insieme con altre 37 persone nel processo 'Liberta'', in corso davanti alla Corte d'Assise di Bari. Nei giorni scorsi, dopo aver deciso di collaborare con la giustizia, Raggi ha deposto in aula, raccontando omicidi, pestaggi in carcere e spaccio di droga. "Sono diventato un collaboratore di giustizia - ha detto - per la mia famiglia, per tentare di dimenticare un passato crudele".

GLI OMICIDI - In aula il pentito ha indicato agli inquirenti sette omicidi, compiuti tra il 200 e il 2007, che sarebbero stati commissionati dal clan e ai quali avrebbe partecipato direttamente o di cui avrebbe saputo in cella. Di ciascun delitto Raggi ha elencato sicari e complici, accusando alcuni affiliati al clan Strisciuglio, coimputati in questo processo. Tra i delitti citati da Raggi, quello di Leonardo Laraspata, 39 anni, ucciso a San Girolamo nell'aprile 2000, quello di Vito Colonna, 22 anni, ucciso a Enziteto nel maggio 2007 perché "parlava troppo". E ancora gli omicidi di Francesco Signorile, 31 anni, e Matteo Biancoli, uccisi al Libertà nel 2002, e di Domenico Chiumarulo, 24 anni, ammazzato a San Girolamo nel gennaio 2007.

IL CONTROLLO DEI TRAFFICI ILLECITI - Il collaboratore di giustizia ha poi forniti ai magistrati nuove informazioni sulla gestione dei traffici illeciti nei diversi quartieri della città da parte del clan. In particolare ha parlato dello spaccio di droga nel quartiere San Pio, che fruttava agli Strisciuglio guadagni oltre i 4.000 euro al giorno. Guadagni gestiti, stando al racconto del pentito, dalla moglie di uno dei boss detenuti, Lorenzo Caldarola, incaricata di gestire la cassa del clan.  Di quelle somme di denaro al marito spettavano 5.000 euro a settimana mentre ai giovani affiliati, incaricati dello spaccio al dettaglio, circa 250 euro a settimana: fu questo uno dei motivi di scontro all'interno del clan che, secondo Raggi, avrebbe portato alla rottura e all'omicidio di Marino Catacchio, ucciso nel settembre 2008.

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