Venerdì, 23 Luglio 2021
Cronaca

Processo a Vendola, la Procura impugna la sentenza di assoluzione

La sentenza, emessa lo scorso 31 ottobre dal gup Susanna De Felice, è stata in questi mesi al centro di polemiche per il presunto rapporto di conoscenza tra il governatore e il giudice

La Procura di Bari impugna la sentenza di assoluzione di Nichi Vendola emessa il 31 ottobre scorso dal gup del tribunale Susanna De Felice. Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e l'ex direttore generale della Asl di Bari, Lea Cosentino erano stati assolti dall'accusa di concorso in abuso d'ufficio per la nomina di un primario all'ospedale San Paolo di Bari. La notizia è pubblicata da alcuni quotidiani locali.

I MOTIVI DELL'IMPUGNAZIONE - Per la Procura di Bari, l'aver riaperto i termini del concorso da primario significa aver compiuto un atto illecito che configura il reato di abuso d'ufficio: ecco perchè, nonostante l'assoluzione con la formula più ampia ("il fatto non sussiste") dal reato di concorso in abuso d'ufficio continuato, il procuratore aggiunto Lino Giorgio Bruno ha deciso di ricorrere in appello. Secondo la procura, non solo il reato sussiste a carico dei due imputati, ma la credibilità di Cosentino va difesa perché l'ex manager non ha mentito - contrariamente a quanto scrive il giudice nella sentenza - quando ha riferito delle pressioni subite da Nichi Vendola per riaprire i termini del concorso da primario di chirurgia toracica dell'ospedale San Paolo a Bari, concorso vinto nel 2009 dall'attuale primario, Paolo Sardelli.

L'assoluzione  è stata  in questi mesi al centro di numerose polemiche. Ad innescare la miccia è stato l'esposto presentato dopo l'assoluzione dai due pm inquirenti, Francesco Bretone e Desiré Digeronimo, nel quale si rilevava l'amicizia tra la sorella del governatore Vendola, Patrizia, e il gup che aveva disposto l'assoluzione. A ciò si è aggiunto il caso di Panorama, che a ridosso delle elezioni ha pubblicato delle foto che mostravano il governatore a tavola con il giudice De Felice, con l'intento di documentare appunto un rapporto di conoscenza diretta tra Vendola e il giudice.
 

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