"Permettiamo ai ragazzi di esprimere il proprio disagio": l'associazione Anto Paninabella e la lotta contro 'la barriera del silenzio'

L'associazione è stata presentata ieri sera nella sede della parrocchia Don Guanella. "Porteremo nei luoghi di aggregazione iniziative per insegnare l'importanza del dialogo" spiega Angela, madre di una 13enne che a novembre ha compiuto un gesto estremo

Un momento dell'incontro di presentazione (nella foto sotto: la 13enne Antonella)

Superare una barriera invisibile, un muro tra il mondo esterno e i ragazzi che non permette di esprimere un proprio disagio interiore. Antonella a soli 13 anni quel disagio non è riuscita più a sopportarlo, compiendo un gesto estremo che, forse, poteva essere evitata. Ed è proprio dal dolore di quella perdita che i suoi genitori, Domenico e Angela, hanno creato insieme ad altre 9 persone l'associazione 'Anto Paninabella', presentata ufficialmente nella serata del 19 luglio nella sala teatro della parrocchia Don Guanella, in via Giulio Petroni. All'incontro sono intervenuti anche Patrizia del Giudice, presidente della Commissione pari opportunità del Comune,  Francesca Bottalico, assessore al Welfare, Paola Romano, assessore alle Politiche giovanili, e Cinzia Marulli, presidente dell'associazione Vivere a colori. "E' stato un grande successo - ricorda Angela - perché più di 60 persone hanno fatto richiesta di iscriversi all'associazione e hanno dato disponibilità ad assisterci nelle nostre iniziative".

Un nome non casuale, quello scelto dai promotori dell'associazione. Anto, come la chiamavano tutti gli amici, e Paninabella, come il suo nickname sulla piattaforma online su cui scriveva le sue storie; l'unico luogo in cui era parzialmente libera di esprimere quel disagio maturato nella quotidianità. "Un nome che raccoglie le due anime di Antonella - conferma la madre Angela Albanese - e che ci sembrava un ottimo punto di partenza per i progetti contro il disagio adolescenziale che contiamo di avviare".

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I media come strumento di dialogo

L'obiettivo dell'associazione è quindi quello di mettere in piedi un bando di progetti che portino i ragazzi a potersi esprimere liberamente, raccontando anche quelle sensazioni che davanti agli altri non riescono a esternare, per paura di essere presi in giro. "Un secondo step fondamentale - prosegue la madre della 13enne - è insegnare il rispetto. I giovani devono capire che ogni parola può avere un potenziale distruttivo per chi gli sta vicino. L'offesa non deve essere vista come uno strumento per ridere in compagnia".

E per riuscirci, gli 11 componenti dell'associazione sfrutteranno appieno le ultime tecnologie, mettendo in gioco direttamente le comunità studentesche di scuola media e superiore ("Al momento ci concentreremo sugli istituti di Bari" precisano). Con l'aiuto di professionisti, quindi, i ragazzi potranno cimentarsi dietro a una macchina da presa, per realizzare corti e mini spot per raccontare il loro punto di vista sul mondo e raccontarsi, rompendo quella barriera di silenzio che talvolta i genitori non riescono a penetrare. Non solo filmati, però: anche la macchina fotografica diventerà uno strumento per esprimere il proprio punto di vista e, di conseguenza, condividere con il mondo gioie e dolori. "Faremo squadra con l'Associazione fotografi di strada - spiegano dall'associazione -, con i quali realizzeremo una piccola mostra di scatti realizzati dai ragazzi. Un'esposizione itinerante che raggiungerà non solo le scuole, ma tutti i luoghi di aggregazione giovanili e sportivi, come le palestre.

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L'importanza del giudizio

E il confronto sarà sempre garantito attraverso un dialogo con esperti e professionisti. I ragazzi realizzeranno infatti anche dei prodotti letterari e artistici (dipinti e quadri), che - come le clip video e le foto - saranno giudicate da una giuria di esperti. "Quello che i ragazzi vogliono è sentirsi apprezzati - spiega Albanese - e non solo dai genitori, per cui il supporto è avvertito come una cosa naturale, ma anche dalle persone che sono esterne al loro quotidiano". Esattamente come Antonella, che aveva affidato i suoi pensieri alle storie pubblicate su Wattpad, alla community con cui giornalmente si confrontava, a cui riusciva almeno in parte a esprimere quel dolore interiore che portava dentro. Dolore che alla fine l'ha sopraffatta.

E di persone come Antonella ce ne sono tante, come conferma la madre: "Quando abbiamo pubblicato la sua lettera di commiato - ricorda - ci sono stati tantissimi ragazzi che ci hanno contattato, dicendo di trovarsi nella stessa situazione. Da qui la scelta di creare un'associazione per assisterli". In campo con loro ci saranno anche Comune e Provveditorato, con i quali l'associazione conta di creare una rete stabile di progetti. E fare così in modo che il gesto di Antonella non rimanga una fiammella sola nel buio dell'indifferenza.

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