Un piccolo giardino al posto del cemento, nel carcere di Bari nasce un orto

Al via nel penitenziario barese il progetto 'Orto in carcere'. I detenuti si dedicheranno quotidianamente alla cura delle coltivazioni. Parte dei prodotti raccolti sarà poi donata alla Caritas

Foto dal web

Quello che prima era solo un grigio cortile in cemento dedicato al passeggio durante l'ora d'aria è diventato un piccolo orto, con piante di pomodori e cetrioli. Succede nel carcere di Bari, dove da qualche mese un gruppo di detenuti partecipa al progetto "Orto in carcere".

Duecento le piante messe a coltura finora con la tecnica dell'agricoltura idroponica (cioè in assenza di terreno) e quotidianamente curate dai detenuti, che hanno già raccolto e consumato i primi ortaggi.

Il progetto è stato ufficialmente presentato oggi in un incontro al quale hanno partecipato il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, gli assessori regionali alla Formazione e alle Politiche agricole, Alba Sasso e Fabrizio Nardoni, il provveditore dell'amministrazione penitenziaria Giuseppe Martone, il direttore della casa circondariale Lidia De Leonardis, il garante regionale dei diritti dei detenuti Piero Rossi, il capo Area Sicurezza Francesca De Musso e il capo area trattamentale Tommaso Minervini.

Obiettivo primario dell'iniziativa, che rientra in un Protocollo di Intesa siglato a giugno tra Amministrazione penitenziaria e Regione, è quello di promuovere la realizzazione di “un nuovo sistema sperimentale integrato”, destinato a detenuti di bassa pericolosità sociale e con pena contenuta. "Un modello penale inclusivo e anticipatore del principio della giustizia riparativa - spiega uns nota della Regione -  attraverso l’impiego di tali detenuti in lavori di pubblica utilità, orientato ad una dimensione di “carcere aperto”, alternativo e territoriale, sulla scia delle più avanzate esperienze europee, capace quindi di offrire concrete possibilità di reinserimento sociale, anche attraverso l’orientamento e il sostegno all’inserimento lavorativo, scolastico e della formazione professionale e culturale, nell’ambito della affermazione e del rilancio di una cultura della legalità".

L'iniziativa dell'orto in carcere è stata realizzata grazie alla collaborazione dell’Associazione Civiltà Contadina di Molfetta e della Ditta “Facchini e Francese”."Sono prodotti biologici, senza fitofarmaci", hanno tenuto a precisare i detenuti. Parte dei prodotti coltivati e raccolti sarà donata alla Caritas di Bari.

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