Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca

Giro di prostituzione nel nord barese, condannate otto persone

Il processo riguarda un presunto di giro di prostitute sudamericane gestito da due gruppi criminali operanti tra la provincia nord di Bari e quella di Pesaro-Urbino. Otto le condanne, da uno a cinque anni di reclusione

Si è concluso ieri con otto condanne e altrettante assoluzioni il processo con rito abbreviato relativo ad un presunto giro di prostitute sudamericane gestito da due gruppi criminali tra la provincia di Bari e quella di Pesaro-Urbino. Tra le persone assolte anche il boss di Bari vecchia, Antonio Capriati.

LE INDAGINI - L'inchiesta, coordinata dal pm Antimafia della Procura di Bari Giuseppe Scelsi e poi passata alla pm Elisabetta Pugliese, portò il 9 aprile 2010 all'esecuzione di 39 provvedimenti restrittivi a carico di altrettanti soggetti accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento ed al favoreggiamento della prostituzione nei comuni di Grumo Appula, Toritto, Palo del Colle, Terlizzi, Pesaro, Urbino, Fano.
Le indagini erano cominciate nel luglio 2006 in seguito all'arresto di un uomo per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione di tre donne straniere lungo la Statale 96 che collega Bari ad Altamura, e si erano sviluppate sia attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche che per mezzo di servizi di osservazione e pedinamento.

L'ORGANIZZAZIONE CRIMINALE SUL TERRITORIO - Attraverso le indagini gli inquirenti hanno potuto ricostruire la presenza sul territorio di un'associazione a delinquere di tipo "policentrico" con due ramificazioni principali: una attiva nel nord barese, nella zona della statale 96 e la provinciale 231, dove le attività di prostituzione avvenivano preavalentemente in casolari dislocati in terreni agricoli, e un'altra operante nei comuni marchigiani di Fano e limitrofi, dove l'attività di meretricio era invece organizzata in appartamenti.

IL RECLUTAMENTO DELLE PROSTITUTE - Il gruppo direttivo dell'organizzazione si occupava in amniera diretta del reclutamento delle prostitute, in particolare donne provenienti dal Sud America (Colombia, Repubblica Dominicana, Uruguay). Le donne venivano opportunamente spostate ogni 15 giorni in una nuova "sede" di attività con un programma di avvicendamento in turni, così da creare un effetto "novità" nei clienti.


IL CONTROLLO DELLE ATTIVITA' -  Una rete di sodali e affiliati si occupava invece della costante vigilanza dei siti, del trasporto e della fonitura del vitto alle donne, della risoluzione di eventuali problemi logistici e sanitari delle prostitute. Tali affiliati si occupavano inoltre della stipula di "preliminari di vendita" con i proprietari dei terreni o degli appartmenti in cui veniva esercitata l'attività di meretricio, in modo da assicurare a prostitute e sfruttatori la tutela legale, mentre ai proprietari una fonte di guadagno ingente, assolutamente sproporzionata al valore oggettivo del terreno.

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