Corteo di migranti in Centro: "Basta sfruttamento lavorativo. Promesse non mantenute"

Alla manifestazione hanno partecipato numerosi lavoratori delle campagne foggiane e ospiti del Cara di Palese: "Vogliamo poter vivere in maniera regolare. Stop ai ghetti"

Foto Giuseppe Milano

Manifestazione per le vie del centro, questa mattina, organizzata dai migranti-lavoratori della provincia di Foggia, chiedendo diritti e un riconoscimento giuridico nonostante molti siano in Italia da 15-20 anni, vivendo in condizioni precarie, inseguendo un permesso di soggiorno sempre difficile da ottenere. Al corteo, che ha percorso le strade del Murattiano, hanno  partecipato anche i migranti del Cara di manifestazione2-2Palese: "Vogliamo poter vivere e lavorare in modo regolare - spiegano i lavoratori attraverso una nota del sindacato Usb - . Le baracche e i ghetti in cui viviamo, in campagna come in città, sono noti a tutti, così come le sfruttate condizioni di lavoro, in agricoltura come in altri settori. Quando urliamo che la “nostra lotta è la vostra lotta” è perché lo sfruttamento lavorativo, la speculazione sulle abitazioni e la conseguente marginalizzazione coinvolgono tutti, italiani e stranieri, chi proviene dai paesi comunitari e i rifugiati. La nuova giunta della Regione Puglia ha dichiarato più volte di voler risolvere le numerose storture che persistono nell’organizzazione del lavoro del settore agricolo, che ha un ruolo chiave per la produttività di questo territorio, e motore fondamentale per l’economia del paese. E noi “stranieri”, provenienti da altre parti d’Europa così come dall’Africa, siamo indispensabili per la sostenibilità del comparto.

"Ci siamo organizzati - proseguono i lavoratori - abbiamo manifestato e chiesto incontri con tutti gli attori istituzionali, dalla Regione, alla Prefettura e la Questura, ma nonostante le dichiarazioni e le promesse a ridosso della nuova stagione di raccolta tutto è rimasto immutato. Forse non siamo stati ascoltati con la dovuta attenzione? Come non vengono ascoltati tutti coloro che stanno rivendicando la necessità di vivere una vita normale. Chi lotta nei centri per richiedenti asilo, che son tutto fuorché accoglienti. Basti pensare al Cara di Bari dove ogni settimana avvengono proteste contro il malfunzionamento della struttura e l’unica risposta è la repressione. O chi lotta nei Cie, massima espressione di un sistema di controllo, contenzione e repressione che assume mille forme. Come chi lotta nei luoghi di approdo, dove l’Unione Europea ha pensato bene di continuare a infrangere la libertà di movimento e di richiesta di protezione internazionale, costituendo i famigerati Hotspot, uno dei quali si trova qui vicino, a Taranto. O chi lotta per condizioni di lavoro normali, come noi che veniamo dalle campagne del foggiano. E per la casa, come tanti in diverse città", conclude il sindacato

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