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Protesta dei migranti dell’Ex Set: "Non vogliamo un altro ghetto"

Gli ospiti della struttura del Libertà (che doveva essere provvisoria) hanno contestato la scelta del Comune di allestire un campo con container: "Meglio sfruttare immobili sottoutilizzati come Caserme e Ospedali"

“Non vogliamo un altro ghetto”. I circa duecento migranti presenti nel capannone dell’ex Set ieri hanno manifestato contro l’idea del Comune di Bari di trasferirli all’interno di un villaggio composto da alcuni prefabbricati in metallo.

I migranti che oggi alloggiano nel vecchio stabilimento industriale del quartiere Libertà hanno lamentato come la soluzione attuale di alloggio stia andando ben oltre i limiti fissati dal Comune che aveva prospettato una soluzione entro 60 giorni. In origine occuparono l’edificio Santa Chiara ma il sindaco Antonio Decaro preferì offrire loro una sistemazione più dignitosa garantendo la possibilità di accedere ad alcuni servizi essenziali come acqua e luce. Non mancarono le proteste di alcuni residenti, preoccupati dalla presenza dei migranti nelle vicinanze di alcune edifici scolastici. Il lavoro negoziale dell’amministrazione permise di superare le ingiustificate diffidenze, anche in ragione del carattere provvisorio dell’intervento.

Gli ospiti dell’ex Set  contestano questa sistemazione e, in una nota sottoscritta insieme al collettivo ‘Rivoltiamo la precarietà’, lanciano l’allarme rispetto alla nuova ipotesi di campo di accoglienza ideata dal Comune e che prevede un esborso di circa 1 milione e mezzo di euro tra costruzione e allacci. “Le istituzioni hanno deciso di allestire 40 moduli abitativi, di cui non si conosce tuttora l'ubicazione – si legge nella nota -  Il bando, che scade tra qualche giorno, parla di metà prefabbricati da 20 metri quadri per 6 persone e di un'altra metà da 15 metri quadri per 4 persone: per noi questa non è una soluzione dignitosa”. “Si parla tanto di superare e farla finita con i cosiddetti campi  nelle periferie delle città, ed invece si ripropone la stessa politica finalizzata all'esclusione sociale, senza risolvere la questione con scelte lungimiranti ed inclusive”, proseguono nella nota. La proposta dei migranti è quella di utilizzare immobili abbandonati o sottoutilizzati, evitando la formazione di un vero e proprio ghetto: “Forse pretendiamo troppo, ma nella città di Bari, invece di optare per una gestione dell'immigrazione innovativa, inclusiva e aperta si è fatta una scelta sbagliata”, proseguono. “Ci sono ex ospedali e caserme militari abbandonate, case sfitte o confiscate alla mafia, ma si è deciso per ben altro”, concludono.

La protesta proseguirà anche nei prossimi giorni e di sicuro le polemiche non mancheranno se pensiamo a quanto la questione dell’accoglienza stia assumendo un rilievo nazionale ed europeo con l’Italia che chiede una equa distribuzione dei profughi tra gli Stati dell’Ue ed altre nazioni che hanno chiuso le frontiere.  

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