La rabbia degli agricoltori contro la legge sul caporalato: "Pene troppo elevate. Sbagliato sequestrare le proprietà"

Il prossimo 3 aprile i responsabili di oltre 3mila aziende agricole pugliesi scenderanno in piazza a Bari per protestare contro il provvedimento 199/2016. Dipinto: "Gestori spesso all'oscuro del fenomeno"

"Basta una minima distrazione e rischiamo di perdere tutto". Ai proprietari delle aziende agricole pugliesi proprio non va giù il nuovo assetto della legge sul caporalato, la 199 approvata ad ottobre dello scorso anno, che modifica l'articolo 603 bis del Codice penale, inserendo pene più aspre anche per chi possiede i terreni dove viene segnalato il fenomeno del caporalato. Il prossimo 3 aprile scenderanno in piazza a protestare a Bari, davanti a piazza Libertà. Abbiamo intervistato il presidente del Movimento nazionale dell'agricoltura, il pugliese Filippo Dipinto, per comprendere meglio i motivi della manifestazione. 

Presidente Dipinto perché è stata organizzata la protesta a Bari ad aprile?

"Volevamo far ascoltare la nostra voce e manifestare contro una legge che riteniamo ingiusta. Il 3 aprile a Bari ci saranno i responsabili di oltre 3mila aziende agricole pugliesi, ma abbiamo avuto il supporto anche di realtà siciliane e calabresi, che ci raggiungeranno in piazza Libertà. Volevamo organizzare prima un incontro con il Prefetto, ma si è recentemente insediato e con l'ormai imminente G7 non era possibile essere ascoltati prima del 15 aprile. Abbiamo perciò deciso di organizzare prima la protesta". 

La legge sul caporalato è stata invocata da molti. Perché a voi proprietari di aziende agricole non piace?

"Noi riteniamo che sia giustissimo attaccare il fenomeno del caporalato, vera piaga del nostro settore. Va però precisato che spesso a pagare non è solo il caporale, ma anche il proprietario dell'azienda agricola che magari è anche all'oscuro di tutto. Noi vogliamo che venga eliminato l'ambito penale e il sequestro della proprietà, perché così veniamo mandati noi in rovina. Se mi togliete l'azienda, togliete il pane ai miei figli. Mi togliete tutto. 

I proprietari delle aziende possono davvero essere all'oscuro dei fenomeni di caporalato nei loro terreni?

"Certo, in Puglia ci sono diversi casi, di cui io stesso sono a conoscenza. Sembra ci sia stata di recente una segnalazione di una lavoratrice costretta a dare parte dello stipendio ad un caporale. Di mezzo ci è finita anche la proprietaria dell'azienda, che io so essere all'oscuro della cosa, e ora rischia il processo e il sequestro dei beni. E ci sono almeno altrei 3-4 esempi come questo: tutte realtà pugliesi destinate a fallire e vite rovinate per colpe di altri. È assurdo. Bisognerebbe tornare alle sole sanzioni monetarie, anche pesanti, per i proprietari".

Che effetti avranno sulla produzione economica gli scioperi?

"Grosse ricadute, perché noi siamo tutti lavoratori, fondamentali nello sviluppo di un settore, come quello agricolo, simbolo della Puglia. In concomitanza della protesta, dal primo al tre aprile, bloccheremo la produzione temporaneamente. Quando a maggio arriverà la stagione di raccolta però, se le cose non dovessero cambiare, lo faremo nuovamente. E con noi si bloccheranno anche gli autotrasporti, quindi non arriverà ortofrutta nei supermercati e non lavoreranno i dipendenti. Gli effetti a livello nazionale saranno su tutta la catena di produzione. È giusto punire, ma bisogna punire in maniera aspra chi davvero sfrutta i lavoratori. Invece la legge ci equipara - a livello di pene - ai mafiosi, anche se spesso il reato non dipende neanche da noi".

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"Mettiamo il caso che assumo un dipendente con una mansione specifica, tipo zappare la terra. Se piove o succede un qualsiasi altro evento climatico che non permette loro di svolgere quel compito e quindi vengono utilizzati per un altro lavoro io sono costretto a cambiare completamente contratto, perché i contributi sono diversi. E se in quel momento arriva il controllo dell'ispettore e scopre quindi che non è stato regolato il contratto, mi sequestrano l'azienda e rischio di andare a processo. Oramai viviamo con la paura dei controlli, non è una situazione accettabile".

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