Cronaca Japigia / Piazza San Francesco D'Assisi

Japigia, si rinnova l'appuntamento con la solidarietà: a San Francesco la raccolta sangue della Fratres

In mattinata la donazione organizzata dal gruppo Fratres "San Francesco Antonio Fasani". Tante le persone in fila per donare, soddisfatti gli organizzatori

I volontari del Gruppo Fratres "San Francesco Antonio Fasani" di Japigia con l'assistente spirituale Fra Gianni Strafella

Il gruppo Fratres  "San Francesco Antonio Fasani" di Japigia opera nel quartiere da 26 anni. Nel tempo, grazie all'impegno e alla determinazione dei suoi volontari, l'associazione è riuscita a fare opera di sensibilizzazione sul territorio, avvicinando un numero sempre maggiore di cittadini alla donazione, grazie al passaparola dei soci e alle iniziative organizzate per coinvolgere la comunità. Questa mattina il gruppo si è ritrovato presso la parrocchia "San Francesco d'Assisi" per la prima giornata del nuovo anno dedicata alla raccolta del sangue. In tanti si sono messi in fila sin dal primo mattino: giovani e meno giovani, uomini e donne, soprattutto lavoratori, che approfittano della domenica per poter compiere questo piccolo ma prezioso gesto di solidarietà. Le sacche di sangue raccolte sono state in tutto cinquanta, un ottimo risultato per i volontari. "Gran parte dei nostri donatori - spiega Nico Lorusso, giovane presidente del gruppo - sono lavoratori che aspettano proprio queste raccolte organizzate di domenica per poter venire a donare il sangue, cosa che altrimenti non farebbero in settimana". Ma il punto di forza di queste giornate di donazione è anche un altro, e Lorusso lo spiega bene. "Per noi è molto importante la territorialità, il fatto di organizzare la raccolta presso la parrocchia, un punto facilmente raggiungibile da chi abita nel quartiere. Noi parliamo con i nostri donatori, e sappiamo che molti di loro rinuncerebbero se per donare dovessero essere costretti a spostarsi anche in altre zone del quartiere". E non a caso, sottolineano i volontari, delle 312 sacche di sangue raccolte dal gruppo nel 2012, circa il 90% è frutto delle giornate di donazione organizzate in parrocchia. Così accade che la partecipazione alla donazione diventi anche un modo per 'fare comunità', per creare un'occasione di incontro per chi vive nello stesso quartiere. "C'è gente che in occasione di queste giornate si ritrova dopo tempo, si ferma a chiacchierare, e così anche l'attesa del proprio turno diventa più piacevole", dice ancora Lorusso. E poi ci sono le iniziative che i giovani e intraprendenti volontari del gruppo organizzano per incentivare la partecipazione e l'arrivo di nuovi donatori, come i viaggi o la possibilità data a chi dona il sangue di sottoporsi gratuitamente all'elettrocardiogramma. Iniziative che danno i loro buoni frutti, visto che il gruppo conta circa 30-40 nuovi soci ogni anno.

Buoni risultati che fanno del gruppo Fratres "San Francesco Antonio Fasani" di Japigia uno dei più 'solidi' e radicati nel territorio. Ma oggi i diversi gruppi dell'associazione, soprattutto quelli più piccoli, si trovano anche a dover fare i conti con dei cambiamenti che potrebbero creare degli ostacoli alla loro attività. La Regione infatti ha dovuto adeguarsi alle disposizioni europee, e le nuove norme prevedono che ciascuna associazione che si occupa di raccolta sangue debba avere a disposizione una sede fissa con requisiti ben precisi, come la disponibilità di un certo numero di stanze adeguatamente attrezzate. Ciò significherà necessariamente un maggior numero di spese da sostenere, o, in alternativa, il ritorno alla raccolta fatta con l'autoemoteca. Soluzione che però non piace ai volontari, perchè, spiegano, i lettini disponibili sono di meno, le operazioni rallentano e i donatori sono costretti ad un'attesa più lunga. Con il rischio che molti vadano via o che, al momento di donare, non siano più in grado di farlo, ad esempio per problemi di pressione. Senza contare che un numero inferiore di donazioni farebbe calare anche le sovvenzioni ricevute dalla Regione (che corrisponde alle associazioni una somma fissa per ciascuna sacca di sangue, soldi utilizzati per coprire le spese sostenute per la raccolta) mettendo a rischio la sopravvivenza dei gruppi più piccoli, la cui presenza sul territorio è però ugualmente attiva e preziosa. Insomma il timore dei volontari è che parte di quegli sforzi fatti negli anni per sensibilizzare e avvicinare i cittadini alla donazione del sangue possa andare perduta, in una regione che solo di recente ha raggiunto l'importantissimo traguardo dell'autosufficienza di sangue.

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