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"Bari spartita tra 10 clan", la mappa delle organizzazioni criminali in città

Il dossier della Direzione Distrettuale Antimafia traccia un quadro sulla geografia mafiosa nel capoluogo pugliese: la stabilità dei Parisi, la riorganizzazione degli Strisciuglio e il declino dei Di Cosola

Da una parte il tramonto degli Di Cosola, costretti ad 'allearsi' con gli Stramaglia per non scomparire, dall'altra la riorganizzazione degli Strisciuglio e la solida presenza dei Parisi: la mappa della galassia criminale tra Bari e centri limitrofi cambia di anno in anno, tracciando una geografia estremamente mutevole alle esigenze dei clan, alle lotte intestine e, soprattutto, alla paziente attività investigativa di Magistratura e Forze dell'Ordine, impegnati costantemente in blitz, arresti e sequestri che, in alcuni casi, hanno decimato le organizzazione malavitose, cambiandone destino e priorità.

La Direzione Distrettuale Antimafia ha tracciato, in un corposo dossier, il risultato di 12 mesi di indagini, dal 1° giugno 2015 al 30 giugno 2016, fornendo un quadro dettagliato della situazione nel capoluogo. I 10 clan attivi sul territorio cittadino si spartiscono la torta dei quartieri e dei traffici, a cominciare dal gruppo fondato da Savinuccio, a Japigia, "una delle compagini dotata di maggiore forza" nonostante sia stata colpita dall'operazione del 15 marzo scorso (sul 'sistema di controllo' dei cantieri) nella quale vennero arrestate 31 persone. Bari Vecchia si conferma feudo dei Capriati che, attraverso il gruppo 'Rizzo-Lorusso' avrebbe esteso le proprie attività anche nel quartiere San Girolamo. mentre Libertà registra l'attività dei 'Mercante.

Al San Paolo, invece, si conferma il sodalizio tra Montani e Telegrafo con a capo Andrea Montani, scarcerato a giugno scorso dopo aver scontato una condanna per omicidio e attialmente sottoposto alla libertà controllata, e Giuseppe Misceo, detenuto a Teramo. In zona Carrassi-San Pasquale vi sono ben due sodalizi diversi, i Diomede, fortemente ridimensionati dopo il blitz anti-pizzo di febbraio scorso, e i Fiore in fase di riorganizzazione dopo gli omicidi avvenuti nel 2013 e 2014. Di non minore importanza anche le due organizzazioni operanti a Madonnella e Poggiofranco, i Di Cosimo-Rafaschieri e gli Anemolo.

Diversa 'fortuna', invece per due dei clan più importanti: i Di Cosola, fortemente indeboliti dalle recenti inchieste e dalla collaborazione con gli inquirenti di figure importanti del sodalizio, tra cui il boss Antonio, sarebbero riusciti a resistere estendendo i propri tentacoli nei comuni dell'hinterland, da Valenzano a Bitritto, restando con basi a Ceglie del Campo e Carbonara. Gli Strisciuglio, invece, si starebbero riorganizzando, con "un sostanziale riavvicinamento tra le varie articolazioni della galassia del clan" tra Libertà, Carbonara e San Paolo.

Un mosaico composito e di difficile gestione, se si pensa ai tanti episodi di sangue avvenuti nell'ultimo anno, con 3 omicidi (degli 11 complessivi in città) riconducibili alla lotta tra i clan, oltre a un numero importante di feriti in sparatorie, senza contare l'uccisione di un pregiudicato in via Bruno Buozzi a settembre e la sparatoria di HalloweenGli affari, infatti, non calano, in particolare il traffico di sostanze stupefacenti, con una "logica commerciale" da "Veri imprenditori del narcotraffico", collaborando con sodalizi di altre regioni italiane e Paesi limitrofi come l'Albania. Ed ì proprio la malavita del Paese balcanico a farla da padrona tra le organizzazioni straniere presenti sul territorio, assieme, nel caso del capoluogo, a quella georgiana e nigeriana e rumena, la prima estremamente attiva nei furti in appartamento, le altre a spartirsi la gestione della prostituzione.

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