Lunedì, 2 Agosto 2021
Cronaca

Rapporto sul turismo a Taranto ? L'executive maitre Carra risponde

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

Sig.r Carra Brindisi e Taranto sono le uniche città in Italia che sono state squarciate e sfregiate dall'industria di Stato. I danni prodotti dalla corsa al massimo profitto, accanto alle tante vittime sul lavoro in Ilva, hanno concorso in maniera significativa alla chiusura di altre imprese, nel terziario, nell'agroalimentare e nel turismo, mettendo in ginocchio l'economia jonica ed elevando all'ennesima potenza il grado di inoccupazione. Lei che ne pensa?

" Il turismo straniero resta una risorsa per l'Italia con flussi dall'estero che hanno permesso di garantire al settore la tenuta, nonostante il forte calo della domanda interna. Un risultato importante, sebbene si registrino profonde differenze territoriali: solo il 13% degli stranieri, infatti, ha scelto una meta del sud dell'Italia.

Il gradimento dell'Italia resta altissimo: il voto medio complessivo assegnato al nostro Paese è 8,25. Ma il Paese potrebbe reggere meglio alla competizione internazionale, sempre più agguerrita, se si dotasse di una politica del turismo in grado di sfruttare le grandi potenzialità del nostro territorio e del nostro patrimonio culturale, artistico e di vivibilità ambientale."

Un bel mare, un importante museo, un castello ricco di storia bastano per rendere un luogo turisticamente attrattivo?

"Non occorre essere esperti di marketing turistico per comprendere che un territorio è in grado di attrarre flussi turistici se è capace di mettere a sistema più fattori: attrazioni naturali e non, ricettività, accessibilità, servizi , immagine e vivibilità ambientale.."

L'offerta turistica di Taranto e del suo territorio provinciale risponde a questi requisiti?

" il tema della accessibilità, dei collegamenti e delle infrastrutture è di fondamentale importanza per lo sviluppo turistico del territorio provinciale. Tenuto conto che il territorio è fortemente penalizzato (i trasporti ferroviari sono obsoleti, i collegamenti stradali incompleti )- , non si comprende per quale ragione ci si arroghi il diritto di effettuare scelte destinate ad avere un forte impatto sullo sviluppo socio-economico del territorio. Per quale ragione chi viene a Taranto o parte da Taranto, o peggio ancora dall'arco occidentale provinciale, deve accollarsi l'onere di raggiungere Bari o Brindisi per poter prendere un volo aereo;"

Per quanto riguarda l'ILVA invece?

" La permanenza della siderurgia renderebbe difficile qualsiasi attività di sviluppo alternative. Inoltre, l'Ilva ha si garantito nel tempo occupazione nell'area, ma le posizioni di reddito degli anni Settanta sono lontane: oggi la provincia di Taranto ha uno dei redditi pro capite minori d'Italia. Insomma l'acciaio garantisce stipendi sicuri, ma non la crescita. Infine, il rischio di mercato. L'impressione è che il mondo abbia meno fame d'acciaio rispetto agli scorsi anni. Questo significherebbe un calo della domanda, e di conseguenza di ordini e profitti per l'ex Italsider. Nessuno è in grado oggi di prevedere l'evoluzione del mercato siderurgico nei prossimi dieci anni, il Gruppo Riva potrebbe non garantire i livelli di occupazione attuali, con il rischio di trovarsi tra un decennio ancora a doversi interrogare sul futuro della città.

Oggi a Duisburg un parco naturale sorge dove in passato vi era il porto siderurgico. A Dortmund le acciaierie dismesse nel 1992 sono state sostituite da musei e teatri. A Bilbao le officine metallurgiche e la cantieristica navale hanno lasciato il posto al museo Guggenheim che attrae centinaia di migliaia di visitatori l'anno. Seicentomila visitatori si recano ogni anno al centro museale di Metz, ex capitale della Lorena mineraria. Infine a Pittsburgh (Usa) le grandi industrie siderurgiche, a partire dagli anni Ottanta, sono state riconvertite in centri di medicina (100 mila occupati), produzione per la robotica, ingegneria nucleare e servizi finanziari. Quella che era chiamata la "città d'acciaio" ora è ritenuta la città più vivibile d'America.

Questi esempi di successo dimostrano che una città può cambiare pelle: potrebbe valere anche per Taranto. Probabilmente per posizione geografica, clima, spiagge, enogastronomia, storia, ospitalità la città giocherebbe le proprie carte, soprattutto, nel turismo. Oggi a penalizzare Taranto, con un afflusso di turisti inferiore a quello delle altre province pugliesi, oltre all'impianto siderurgico, sono le strutture, i servizi e la logistica. Con il capoluogo tarantino che resta l'unico in Puglia a non poter contare in compagnie aeree nello scalo cittadino. Le compagnie aeree low cost sono i veri promotori turistici di una città. Si renderebbe necessario un mix di investimenti pubblici e privati, agevolazioni fiscali, garanzie sui crediti, per fare di Taranto una potenza turistica. Difficile stimare quanto potrà valere a regime l'occupazione nel settore turistico, o quali altre iniziative imprenditoriali potrebbero sorgere, ma di certo alternative all'acciaio ci sarebbero. L'estate scorsa, nonostante il "caso Ilva" costantemente ripreso da tutti i media nazionali, il turismo tarantino ha conosciuto l'incremento tendenziale maggiore tra tutte le province pugliesi: dimostrazione che le potenzialità esistono.

Che si scelga la via del mare o quella dell'acciaio, servirà un intervento pubblico forte, necessario a far da leva ai fondi privati. Fino ad oggi sono stati stanziati per la città un centinaio di milioni per le bonifiche. Troppo poco. Con la finanza pubblica sotto stress, senza possibilità di spese in deficit o aumento della pressione fiscale, può sembrare impossibile trovare le risorse necessarie. Serve un po' di inventiva. Un esempio. Concedere la licenza bancaria a Poste italiane S.p.a., trasformando così BancoPosta in un vero istituto bancario (su modello francese), garantirebbe un incremento dei profitti del gruppo tale da mantenere gli standard del servizio universale attuali senza il contributo pubblico annuo di 350 milioni di euro previsto fino al 2026. In totale, da qui al 2026, quasi 5 miliardi di euro. Risorse che se inglobate in un "Fondo per Taranto", e accompagnate da investimenti privati garantiti dalla Cassa Depositi e Prestiti e da finanziamenti per la riconversione industriale della Bei, sarebbero in grado di ridisegnare la Città. Saldi invariati per la finanza pubblica e nessun nuovo aggravio fiscale per gli italiani: varrebbe la pena di tentare.

La decisione su quale via prendere spetterà ai tarantini, ma qualunque sarà la scelta, servirà un progetto che indichi la strada da seguire. Le idee e la volontà nel perseguirle determineranno il futuro della città. Anche a Taranto un lieto fine è possibile."

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