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Studio contro la Sla, anche ricercatrice barese nell'equipe del 'Mario Negri'

La dottoressa Eliana Lauranzano ha lavorato per 7 anni al progetto nei laboratori del centro di ricerca milanese: scoperta relazione tra la carenza di un enzima e una proteina, 'difetto' presente in molti malati di sclerosi laterale amiotrofica

C'è anche la creatività e il duro lavoro di una ricercatrice barese alla base dell'importante studio condotto dall'Irccs Istituto di Ricerche Farmacologiche 'Mario Negri' di Milano, sulle cause della Sla, la sclerosi laterale amiotrofica. La dottoressa Eliana Lauranzano, 31 anni, è nell'equipe che ha portato a termine, dopo 6 anni, la ricerca di recente pubblicata sulla prestigiosa rivista Brain. Il gruppo di lavoro ha scoperto che la carenza dell'enzima PPIA (peptidilprolyl isomerasi A) può generare nella proteina TDP-43 anomalie presenti nella gran parte dei pazienti affetti da Sla. L'enzima genererebbe effetti protettivi proprio all'interno dei motoneuroni che sottendono al movimento muscolare.

I risultati del progetto, finanziato da Telethon e coordinato dalla dottoressa Valentina Bonetto, potrebbero aprire la strada alla creazione di farmaci adatti proprio a facilitare le funzioni protettive del PPIA. Un obiettivo importante raggiunto dopo anni di intenso lavoro: "E' stata un' esperienza stimolante - racconta Lauranzano - anche perché condotta a stretto contatto con neurologi e pazienti e questo ci ha dato ulteriore spinta ad andare avanti, per combattere una malattia così brutta. L'importante è crederci sempre".

La ricercatrice barese, laureatasi in Biotecnologie nell'Università del capoluogo, ha intrapreso un percorso di studi che l'ha portata a perfezionarsi, conseguendo il dottorato di ricerca proprio al 'Mario Negri', collaborando anche con l'Ateneo di Padova e l'Istituto milanese Humanitas nel campo dell'immunologia e delle malattie neurodegenerative. Un esempio di 'cervello' non in fuga dal nostro Paese: "In Italia - spiega Lauranzano - ci sono gruppi molto validi. Spesso la ricerca non dà stabilità e garanzie, per questo bisogna essere molto flessibili e dinamici. Se si vuole crescere bisogna esplorare le alternative attorno. Le persone sono comunque molto sensibili al tema della ricerca. Bisogna valorizzare di più il nostro patrimonio scientifico".

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