'Dialogo' tra geni e proteine alla base dei tumori: studio dell'Università di Bari su rivista internazionale

I risultati di un importante progetto di ricerca durato 6 anni sono stati pubblicati dalla prestigiosa testata scientifica 'Autophagy'. Dall'analisi di 150 patologie alla prostata, si è scoperta una relazione 'pericolosa' che porta alla formazione delle neoplasie

Un passo avanti per comprendere i meccanismi di generazione dei tumori causati dal ruolo di un gene che, mutando, porta alla formazione di neoplasie, in particolare alla prostata. E' in sintesi, il risultato di uno studio durato per circa 6 anni da parte del team di ricercatori dell'Università di Bari, pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale 'Autophagy'. Due i dipartimenti coinvolti: Scienze biomediche e Oncologia umana, assieme a quello Dell'Emergenza e dei Trapianti d'Organi per un team complessivo di oltre 20 ricercatori. 

Lo studio, i cui coautori sono la dottoressa Valentina Grossi e il dottor Giuseppe Lucarelli, è stato coordinato da altri tre professori, Cristian Simone, Nicoletta Resta e l'urologo Michele Battaglia: "Siamo partiti - spiega Resta - dagli studi relativi alle mutazioni del gene Stk11, responsabile di alcuni tipi di tumore, causata dalla sua 'disattivazione'. Analizzando 150 casi di tumore alla prostata, è stato notato come la mancanza della proteina P38 portasse ad un avanzamento dello stadio della malattia". Di quì l'idea di studiare, nei laboratori del Policlinico, i meccanismi alla base e l'evidenza della dimensione della proteina scoprendo come Stk11 e P38 avessero un 'vero e proprio rapporto di 'dialogo': "In pratica - dice Simone - quando una si blocca farmacologicamente l'altra la sostituisce e mostra resistenza all'effetto terapeutico sperato che è la morte cellulare. Abbiamo preso delle linee cellulari di tumori alla prostata attraverso biopsie da pazienti e utilizzando un inibitore della P38 è stato possibile notare come facessero resistenza solo quelle con la proteina Stk11, scoprendo che la cellula, all'interno, attiva un meccanismo di autodifesa, chiamato 'autofagia', ovvero una specie di auto-pulizia interna. Con alcuni composti chimici abbiamo vinto anche la resistenza di queste cellule".

La scoperta, finanziata anche con il contributo dell'Airc, può aprire la strada alla creazione di farmaci mirati e personalizzati in base al paziente, affetto sia da tipologie rare che da quelle più comuni : "I tumori  - spiega Simone - non sono uguali, non solo in base agli organi e alla tipologia, ma anche all'interno del malato stesso. In questo studio siamo riusciti a utilizzare, anche grazie al contributo del dipartimento di Urologia, biopsie tratte da pazienti, senza dover fare troppo affidamento sulla sperimentazione animale. E' un approccio estremamente valido per il futuro, in cui si cercherà di produrre farmaci e terapie ad hoc per singoli malati. In questo senso, l'Università di Bari si conferma all'avanguardia, la cui facoltà di Medicina è stata recentemente riconosciuta dal Censis tra le migliori 10 d'Italia.

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