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Sergio De Gregorio (Foto Ansa)

Sergio De Gregorio (Foto Ansa)

Estorsioni ai danni di due bar e riciclaggio, arrestato ex senatore De Gregorio. In manette anche imprenditore barese

Nove le ordinanze emesse dal gip della Capitale. Coinvolto Vito Meliota, finito ai domiciliari. Gli indagati sono ritenuti, a vario titolo e in concorso tra loro, responsabili di estorsione aggravata, autoriciclaggio e riciclaggio

C'è anche un imprenditore barese di 38 anni, Vito Meliota, tra i sei finiti in manette nell'ambito dell'operazione 'Pianeta Italia' condotta dalla Squadra Mobile di Roma e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Capitale che ha portato all'arresto,tra gli altri, dell'ex senatore Sergio De Gregorio. L'inchiesta riguarda due presunti episodi di estorsione ai danni di altrettanti bar del centro di Roma.

Nove le ordinanze emesse dal Gip del Tribunale romano. Gli indagati sono ritenuti, a vario titolo e in concorso tra loro, responsabili di estorsione aggravata, autoriciclaggio e riciclaggio. In carcere, oltre a De Gregorio, Antonio Fracella e Vito Fracella, ex militari pugliesi della Marina Militare, Giuseppina De Iudicibus e la commercialista trentina Michela Miorelli. Ai domiciliari è invece finito l'imprenditore di Conversano Vito Meliota. Obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria per la barese Michelina Vitucci. Irreperibile, al momento, Corrado Di Stefano, attualmente ricercato. Cinque società sono state sequestrate, assieme a beni per complessivi 470mila euro. Secondo gli investigatori, De Gregorio era al centro di una rete di società che sarebbero state create per nascondere un enorme giro di riciclaggio, i cui proventi sarebbero stati reinvestiti proprio nelle aziende sequestrate dagli inquirenti.. L'inchiesta, durata due anni, è partita dalla denuncia del titolare di un bar nel centro di Roma, in via Chiana, che avrebbe subito una presunta richiesta estorsiva di 80mila euro. Ordinanza di custodia cautelare in carcere anche per Pietro Schena, ritenuto braccio destro di De Gregorio per la vicenda del locale di via Chiana.

L'episodio che tira in ballo Meliota, invece, riguarderebbe un'altra caffetteria, in via Flavia, inizialmente gestita dal 38enne, la cui licenza fu ceduta a un altro gestore con una clausola che avrebbe consentito a Meliota di recuperarla in caso di inadempimento dell'acquirente. Quest'ultimo, agli inquirenti, ha spiegato che sarebbe stato minacciato. Presunte intimidazioni che lo avrebbero portato a gettare la spugna lasciando definitivamente il locale a gennaio 2017.

Aggiornato alle 16.17

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