Parco di Costa Ripagnola, incongruenze nella lottizzazione dei terreni: presentato ricorso per annullare la legge istitutiva

Al centro del ricorso al presidente della Repubblica, ci sono due terreni inseriti nell'area 1 del Parco (di rilevante valore naturalistico), che però hanno una diversa indicazione nel Piano regolatore del Comune di Polignanp

L'area di Costa Ripagnola

I due lotti sono inseriti nella zona 1 del nascente Parco naturalistico di Costa Ripagnola (ovvero di "rilevante valore naturalistico, paesaggistico e storico culturale"), peccato che gli stessi siano accatastati nel piano regolatore di Polignano come "zona C2 di espansione". Un'incongruenza che ha portato i proprietari dei due terreni a presentare ricorso contro la Regione Puglia per far sospendere il disegno di legge del 25 febbraio scorso, che di fatto ha dato l'avvio all'iter di realizzazione del parco nell'area naturalistica nel sud Barese. Potrebbero esserci i ricorsi, quindi, alla base dell'effettivo stallo nella realizzazione del parco, non ancora approvata in Consiglio e in attesa del parere positivo della V Commissione regionale, che ne dovrebbe discutere nei prossimi giorni. Blocco per cui ieri i rappresentanti del Coordinamento delle associazioni e movimenti per l'istituzione del Parco naturale regionale di Ripagnola hanno protestato davanti alla sede del Consiglio a Japigia.

"Concludiamo l'iter del parco entro la fine della legislatura": le voci della protesta

I problemi legati alla lottizzazione

Andando a esaminare il ricorso presentato dall'avvocato Paolo Emilio Giuliani al presidente della Repubblica - e inviato per conoscenza anche al governatore Emiliano e al sindaco di Polignano Domenico Vitto - si scopre appunto che il piano di lottizzazione che vede come "zone di espansione" i due terreni inglobati dal futuro parco, è antecedente al provvedimento impugnato, essendo risalente a dicembre del 2019. Un piano regolatore da 40mila metri cubi di terreno, " divisi in modo esemplare - si legge - con evidente esclusione di qualsivoglia elemento di 'speculazione': 22mila metri cubi alla
edilizia convenzionata e sovvenzionata; 18mila alla edilizia privata, quest'ultima suddivisa tra 45 piccoli proprietari, titolari di una cubatura media pro capite di 400 metri cubi, che consente la costruzione di una casetta ciascuno".

Piano di lottizzazione che appunto non può essere completato a causa della clausola di inedificabilità imposta dalla legge istitutiva del parco regionale. Eppure, almeno per quanto riguarda i terreni dei suoi assistiti, l'avvocato specifica che non sono conformi alle specifiche rientranti nella zona 1 del Parco, ma al contrario "trattasi di area circondata, come spiegato, da edifici moderni , in "Zona C/2 di espansione" , in una fascia di territorio totalmente moderno, priva di valore paesaggistico culturale ecc ecc, come ad esempio potrebbe essere il Centro Storico di Polignano a Mare e/o la parte antica dell'abitato". E si punta il dito contro la linea di perimetrale di demarcazione dell'area parco che proprio in corrispondenza dei due lotti "da retta diventa spezzata e compie una tanto evidente e repentina quanto incomprensibile deviazione tale da inglobare la zona stessa, nella quale giacciono i terreni dei ricorrenti" segnala l'avvocato.

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"Così si rischia di far decadere le clausole di salvaguardia"

Se il ricorso dovesse andare in porto, il rischio minimo è che nell'attesa di rivedere la lottizzazione delle aree del futuro parco, la Regione conceda la sospensione in toto o in parte delle norme di salvaguardia sull'inedificabilità della zona, che di fatto ha bloccato la realizzazione dei 40mila metri cubi su cui sarebbero dovute sorgere anche delle abitazioni di edilizia sovvenzionata. Ritardi che di fatto porterebbero l'iter a essere ripreso dopo l'attuale legislatura, "il pericolo è quindi che si vada ad aprire la strada a una serie di ricorsi da parte degli altri proprietari dei terreni" spiegano dai comitati che protestano per accelerare l'iter di realizzazione dell'area naturalistica protetta.

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