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Rifiuti, baracche e topi: l'area del futuro parco di via Siponto è una discarica

Il sopralluogo di BariToday nel cantiere a Japigia, dove da tre anni e mezzo si attende la nascita di un'area verde. "D'estate è impossibile vivere a causa di scarafaggi e zanzare" racconta uno dei residenti

L'area dove sorgerà il futuro parco di via Siponto, nel cuore di Japigia, è facilmente riconoscibile dalle transenne e dalle reti arancioni, circondate all'esterno da una lunga file di palazzine e dalla scuola elementare 'Lombardo Radice'. Basta però fare qualche passo all'interno dello sterrato - a cui si accede facilmente visto che la recinzione è aperta - e sembra di essere entrati in una discarica. A un anno dall'ultimo sopralluogo, siamo tornati in zona, per accorgerci che nulla sembra cambiato, anzi la situazione è peggiorata. 

Rifiuti

Tra i blocchi di cemento e le erbacce che crescono selvagge, infatti, è un continuo susseguirsi di rifiuti, nonostante a pochi passi ci siano i cassonetti per la raccolta differenziata. Appena arrivati, ci accoglie un sanitario in ceramica, abbandonato a pochi passi dalle schegge di vetro di una bottiglia rotta.Proseguiamo il cammino sul terriccio e il quadro non cambia: cartacce, pacchetti di sigarette e bottiglie di plastica sono solo un assaggio di quello che ci aspetta.

Tanti infatti sono gli ingombranti  che spuntano sul verde: dai tavoli di legno ai vasi in ceramica con ancora la pianta presente, oltre a buste della spazzatura prese e lasciate da ignoti. Una lunga macchia nera sull'erba e la cenere suggerisce che qualcuno abbia cercato di eliminare i rifiuti dandogli fuoco. Non il massimo della sicurezza all'interno di un'area con il verde estesissimo.

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Le parole dei residenti

Uno spettacolo desolante, a cui i residenti sono ormai abituati. "Non siamo mai riusciti a beccare i responsabili di questo schifo - racconta una signora affacciata al balcone di una delle palazzine - probabilmente agiscono di notte". Poco più avanti incontriamo un gruppetto di tre donne, intente a discutere a pochi passi dall'ingresso della scuola materna. "Venga a vedere qui che altro c'è - fa segno la 38enne Sara Di Pierno, residente delle vicine palazzine di via Eraclide - Oltre a tutta questa spazzatura ci sono anche le strade dissesaste. Qualche settimana fa ho preso una storta per una buca sul marciapiede e ancora non ho avuto un risarcimento".

Le sue amiche sono preoccupate soprattutto per l'incolumità dei loro piccoli e degli altri bambini che frequentano la Lombardo Radice. "A causa dei rifiuti è un proliferarsi di topi e scarafaggi, soprattutto nel periodo estivo, quando la zona diventa invivibile. Sono anni che attendiamo dal Comune un intervento. Sei anni fa facemmo anche una raccolta firme, ma tutto è caduto nel vuoto. Sembra una zona di guerra più che residenziale".

Il casermone incompleto

 Difficile effettivamente essere contrari. L'assessore Galasso aveva parlato di un possibile sblocco a settembre, ma al momento non si vedono operai al lavoro. È stata lasciata incompleta anche la vicina struttura in cemento, che per i residenti è diventata rifugio per senzatetto. Quando entriamo a visitare gli stanzoni che la compongono non troviamo letti o materassi, ma altri rifiuti distrutti (tra cui anche un forno giocattolo) e scritte di ogni tipo sui muri.

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Un'area abbandonata nel degrado e completamente accessibile a chiunque, nonostante gli evidenti rischi per la salute derivati anche dagli elementi in ferro arrugginiti da chissà quanto tempo.

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