Cronaca San Paolo / Via Gaetano Granieri

Faida di San Girolamo, colpo al clan Campanale: tre arresti

Gli investigatori hanno fatto luce su un agguato avvenuto la sera del 12 ottobre 2013 al quartiere San Paolo: nel mirino due affiliati al clan Lorusso, riusciti a salvarsi e poi diventati collaboratori di giustizia. L'appello del questore ai cittadini: "Collaborate"

Tre arresti che aggiungono un nuovo tassello alle indagini sulla faida tra le famiglie Campanale e Lorusso, in atto da anni a San Girolamo. Eseguendo un'ordinanza emessa dal gip del tribunale di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, la polizia ha arrestato tre presunti esponenti del clan Campanale, accusati del tentato omicidio di due affiliati del gruppo rivale.

L'AGGUATO - E' la sera del 12 ottobre 2013. Sono all'incirca le 21.30 quando in via Granieri, al quartiere San Paolo, due auto affiancano un'utilitaria con a bordo Sebastiano Armenise e Raffaele Petrone. Il primo, inizialmente schierato con i Campanale, è da poco passato nel clan rivale dei Lorusso; il secondo verrà in seguito arrestato per l'omicidio di Felice Campanale, padre del boss Leonardo, avvenuto nell'agosto 2013 a Poggiofranco. Ed è in risposta a quell'omicidio, avvenuto appena due mesi prima, che i sicari entrano in azione la sera del 12 ottobre. Almeno due le pistole usate nella sparatoria: una raffica di colpi contro l'auto dei bersagli, che però rimangono miracolosamente illesi. L'agguato fallisce anche per un imprevisto: le vittime giungono sul posto da un'altra strada, vanificando i piani dei killer, probabilmente intenzionati invece ad 'accerchiarli' con le due auto.

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LA RICOSTRUZIONE DEL TENTATO OMICIDIO - L'episodio, però, passa nel silenzio. Nonostante l'agguato sia avvenuto in una strada piuttosto trafficata del quartiere, nelle prime ore della serata, e nonostante i killer abbiano esploso almeno una decina di colpi, alle forze dell'ordine non arriva nessuna segnalazione. Nessuno sembra aver visto o sentito nulla. Passano pochi giorni, e Petrone e Armenise vengono arrestati dagli uomini della Squadra Mobile che indaga sulle estorsioni ai danni dei commercianti di San Girolamo da parte del clan Lorusso. E' allora che i due decidono di collaborare, raccontando agli investigatori l'agguato al quale sono scampati poco più di una settimana prima.

GLI ARRESTI NEL CLAN CAMPANALE - Gli investigatori verificano le testimonianze dei due collaboratori di giustizia. Sul luogo dell'agguato trovano ancora i bossoli, recuperano l'auto crivellata di colpi e le immagini di una telecamera di sorveglianza che mostrano alcune fasi della sparatoria, da cui si evince anche la presenza di due passanti che fuggono spaventate quando i killer entrano in azione. Le indagini permettono di identificare tre componenti del commando. Si arriva così ai tre arresti di Giacomo Campanale, 44 anni, già detenuto perchè arrestato dai carabinieri pochi giorni fa, di Felice Campanale, 28 anni, figlio di Leonardo, considerato l'attuale capoclan, e del 23enne incensurato Alessio Centanni, nipote di Leonardo. Le accuse sono, a vario titolo, di tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi da fuoco, ricettazione e violazione degli obblighi della sorveglianza speciale di p.s..

L'APPELLO DEL QUESTORE: "BISOGNA VINCERE L'OMERTA'" - Un episodio che si inquadra quindi a pieno titolo nella sanguinosa faida di San Girolamo, che dal 2009 vede contrapposti i clan Campanale e Lorusso. Ma nel caso specifico, un aspetto viene più volte sottolineato dagli investigatori: il muro di omertà su quanto accaduto quella sera del 12 ottobre 2013. Nessuna richiesta di intervento al 112 o al 113, nessuna segnalazione. Un atteggiamento che ha spinto il Questore di Bari, Antonio De Iesu, a lanciare ancora una volta un appello ai cittadini: "Il mio invito è ad uscire allo scoperto, anche con una segnalazione anonima. E' fondamentale che ci sia un sentimento di riscatto. Bisogna segnalare e aiutare il lavoro delle forze dell'ordine".

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