Martedì, 26 Ottobre 2021
Cronaca

"Casa acquistata con i soldi di una finta donazione", scatta il sequestro: "Denaro usato era provento di attività criminali"

Il provvedimento eseguito dai carabinieri a carico del 45enne Carlo Volpicella, ritenuto dagli anni '90 affiliato al clan Montani: secondo le indagini, l'immobile sarebbe stato in realtà comprato con soldi di provenienza illecita

Il denaro utilizzato per acquistare l'abitazione sarebbe stato frutto, secondo gli inquirenti, di "una finta donazione", "messa in scena" solo per celare "l’illecita provenienza del denaro", accumulato "grazie a scorrerie criminali". Il decreto di sequestro preventivo dell'appartamento, emanato dall’Ufficio Misure di Prevenzione del Tribunale di Bari è stato eseguito questa mattina dai carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Bari, coordinati dalla DDA della Procura della Repubblica di Bari, nei confronti del 45enne barese Carlo Volpicella.

L'abitazione, un appartamento di sette vani al quartiere San Paolo, del valore commerciale di circa 250 mila euro, è stato ritenuto infatti riconducibile all'uomo, la cui carriera criminale, ricostruiscono gli investigatori, sarebbe cominciata con i furti in appartamento per culminare poi - secondo gli inquirenti, "con l'affiliazione, durante gli anni '90 al clan Montani".

Il provvedimento emesso dalla Terza Sezione Penale del Tribunale di Bari, ricostruisce "gli oltre venti anni di conclamata attività criminale" del 45enne, il quale, spiegano gli investigatori, con "i molteplici furti in abitazione, le rapine, le estorsioni ed il traffico di stupefacenti", sarebbe riuscito ad  "accumulare il capitale necessario a investire nel mattone".

Ci sarebbe quindi stata prima "una finta donazione dei suoceri", che avrebbe permesso "di una casa poi rivenduta, a distanza di qualche anno, ad un valore quasi triplicato". "Immediatamente dopo", un nuovo investimento e l’acquisto, nel 2011, dell’abitazione ove la coppia aveva stabilito la propria residenza.

Gli accertamenti dei carabinieri, "seguendo a ritroso la provenienza del danaro utilizzato", avrebbero evidenziato "come in realtà tutto, fin dall’inizio, fosse frutto di una donazione fittizia, messa in scena solo per simulare l’illecita provenienza del danaro accumulato dal Volpicella grazie alle sue scorrerie criminali". Nello specifico, le indagini avrebbero permesso di constatare anche "una sproporzione rispetto ai redditi dichiarati di oltre 370.000,00 euro, riscontro eseguito attraverso la verifica dei redditi dichiarati dal soggetto negli ultimi vent’anni".
 

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