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Cronaca

Omicidio Ranieri a San Pio, lo scontro tra fazioni e l'ordine dal carcere: tre arresti nel clan Strisciuglio

Dietro il delitto dello scorso 11 settembre, i contrasti interni tra i gruppi di Enziteto e Carbonara e "un clima di sospetto reciproco". Mandante dell'omicidio sarebbe stato Saverio Faccilongo, considerato a capo della frangia di San Pio

L'ordine di uccidere sarebbe partito dal carcere, attraverso un telefono cellulare che Saverio Faccilongo, 33 anni, considerato "elemento apicale" della fazione degli Strisciuglio operante a San Pio, deteneva illegalmente, continuando di fatto a 'dirigere' affari e strategie criminali del gruppo. Sarebbe maturato così l'omicidio di Michele Ranieri, il 39enne cognato di Vincenzo Strisciuglio, ucciso lo scorso 11 settembre a San Pio.

I nomi degli arrestati

In mattinata, i carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal GIP presso il Tribunale di Bari, Antonella Cafagna. Oltre a Faccilongo, già detenuto nel carcere di Terni per un altro omicidio e ritenuto mandante del delitto Ranieri, sono stati arrestati i presunti esecutori materiali, Saverio Carchedi, 21enne e Giovanni Sgaramella, 34enne, tutti ritenuti organici all’articolazione del clan egemone nel quartiere San Pio. Un omicidio, quello di Ranieri, detto 'gamuff', ritenuto invece appartenente alla fazione carbonarese del clan, avvenuto "in concorso con terzi soggetti", per l'identificazione dei quali proseguono le indagini dei carabinieri.

Il "clima di sospetto" nel clan e l'ordine dal carcere

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alla base dell'omicidio ci sarebbero stati crescenti "dissapori" tra i rappresentanti delle due articolazioni dei quartieri Carbonara e San Pio, legate in particolare a "incomprensioni" nella ripartizione dei proventi delle attività illecite e a "contrasti personali tra gli elementi apicali delle due frange criminali", "datati nel tempo" ma acuiti dal "clima di sospetto reciproco" venutosi a creare. Dissidi interni al clan - basati su sospetti e illazioni, più che su fatti concreti - di cui ci sarebbe stata traccia nel flusso di messaggi e conversazioni sul cellulare di Faccilongo (fatto, quello della presenza illecita di telefonini in carcere, che tra l'altro negli stessi giorni era stato al centro di una denuncia del Sappe). Sarebbe stato lo stesso, all'inizio di settembre, a disporre - sostengono gli investigatori - che i propri gregari eseguissero una spedizione punitiva nei confronti di uno dei gregari di Carlo Alberto Baresi, rivale esponente della fazione del quartiere Carbonara, pure recluso.  In tale quadro, la sera dell’11 settembre scorso Ranieri - ritenuto particolarmente vicino al Baresi - sarebbe stato convocato a San Pio con la scusa di "un ordinario chiarimento verbale", e colpito invece "a tradimento" con quattro colpi calibro 9.  Vano il tentativo di fuga a piedi nei vicoli del quartiere, da parte della vittima, che veniva raggiunta e colpita a morte attraverso l’esplosione di altri 4 colpi a distanza ravvicinata. 

*Ultimo aggiornamento ore 11.45

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