Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Legalità per costruire il futuro, al San Paolo il ricordo di Michele Fazio

A dieci anni dalla morte di Michele Fazio, il sedicenne di Bari vecchia rimasto ucciso per un tragico errore in una sparatoria tra clan, i genitori Lella e Pinuccio hanno incontrato i giovani del quartiere San Paolo per raccontare quella storia e la loro battaglia per la legalità

"Prima che uccidessero Michele, quando sentivo che succedeva qualcosa in strada, mi chiudevo in casa, facevo finta di niente. Pensavo: a me cosa importa, basta che non toccano i figli miei. E invece quella sera ho capito che non è così, che non è giusto, e mi vergogno di essere stata omertosa. Oggi io lotto perché voglio che a più nessuno accada quello che è successo a mio figlio". Sono frasi che vanno dritte al cuore, quelle di Lella Fazio, la madre di Michele, il sedicenne di Bari vecchia ucciso per errore mentre rincasava in una sparatoria tra clan rivali, il 12 luglio 2001. Parole pronunciate con una voce che non riesce a nascondere la commozione, nonostante i dieci anni trascorsi da quel tragico giorno. Perché il dolore non si cancella, "ma il Signore ti dà la rassegnazione, e la forza di lottare e andare avanti".

E allora eccoli, Pinuccio e Lella Fazio, ancora una volta a raccontare a viso aperto la loro storia, la loro battaglia quotidiana per la legalità, in un incontro fortemente voluto e organizzato in uno dei quartieri più difficili della città, il San Paolo, nell'auditorium del neonato centro polifunzionale gestito dalla Fondazione Giovanni Paolo II. Insieme a loro, a ripercorrere quello che l'uccisione di Michele ha significato non solo per la famiglia Fazio, ma per tutta la città di Bari, l'onorevole Alfredo Mantovano, all'epoca sottosegretario agli Interni, il generale Michele Franzé, allora Comandante della Regione Carabinieri ‘Puglia’, Don Nicola Bonerba, presidente della Fondazione Giovanni Paolo II, la giornalista Cristina Cippone, i rappresentanti dell'associazione Libera.
 
E poi, seduti in platea, i principali destinatari del messaggio dei coniugi Fazio: i ragazzi. Gli stessi che Lella e Pinuccio da anni vanno ad incontrare nelle scuole, per raccontare loro la storia di Michele, per tenere viva la memoria del loro figlio, vittima innocente di mafia, ma soprattutto per convincerli che lottare contro la criminalità, abbattere il muro dell'omertà è l'unica strada da seguire affinché tragedie come quella di Michele non possano più ripetersi. "Io ai giovani dico sempre una cosa - dice Lella rivolgendosi ai ragazzi che le siedono di fronte - State attenti, a prendere la strada sbagliata non ci vuole niente. La criminalità vi compra con i soldi, con niente, con uno spinello. Ma poi è finita, non restano che due strade: il carcere o il cimitero".

Parlano senza mezzi termini, Lella e Pinuccio, con la determinazione di chi sa di aver intrapreso una strada dalla quale non si torna indietro. Anche se la loro scelta non è stata immediata. E' maturata nella rabbia e nel dolore, dalla consapevolezza che la storia di Michele doveva diventare un simbolo, e un monito, per un'intera città. "All'inizio - racconta Pinuccio - non volevamo vedere nessuno, ci chiudevamo in casa. Io pensavo sempre di andare via, di trasferirmi a Milano con tutta la famiglia. Poi, nel 2003, è arrivata la notizia dell'archiviazione del caso. Allora è scattata la molla, abbiamo cominciato a muoverci: andavo in caserma, in Procura, volevamo giustizia. Nel 2004 hanno riaperto il caso. La prima persona ad essere interrogata è stata mia moglie. Lei ha fatto tutti i nomi delle persone che quella sera erano davanti a casa mia e che avrebbero potuto essere il vero obiettivo dei killer. Allora ci siamo detti: va bene, da adesso comincia la nostra battaglia".


Una battaglia che, unita agli sforzi delle istituzioni, ha dato i suoi risultati. Gli assassini di Michele sono in carcere, e la Bari di oggi, sottolinea Mantovano, per quanto sempre caratterizzata dalla presenza di giovani bande criminali, non è più la città in balia dei clan di quando si verificò l'omicidio Fazio. Eppure, nonostante tutto, la lista delle vittime innocenti di mafia continua ad allungarsi. Seduti tra il pubblico, i familiari di Giuseppe Mizzi, il 34enne di Carbonara ucciso per sbaglio in un agguato mafioso lo scorso 16 marzo. Proprio a loro va il saluto conclusivo di Pinuccio: "Non vi avremmo mai voluto tra noi, tra i familiari delle vittime innocenti di mafia. Eppure è succeso, e ora quello che ci vuole è questo: tanta pazienza, coraggio e tanto impegno, per rompere il silenzio e lottare insieme contro l'omertà".

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