Fallimento Om Carrelli, gli operai in sciopero della fame davanti al Comune: "Siamo disperati"

Quattro ex lavoratori dello stabilimento modugnese hanno piazzato le tende in corso Vittorio Emanuele, dove è stato anche steso uno striscione di protesta. "Proseguiremo finché non avremo risposte dalla Regione" spiega Gianni Di Meo

Sul futuro dei lavoratori dell'ex Om Carrelli - stabilimento modugnese che dal 2011 ha chiuso i battenti, lasciando 190 operai senza lavoro - si addensa una nube sempre più nera. Dopo le tante proteste delle scorse settimane in Regione, ancora non si vede la luce in fondo al tunnel per le operazioni di curatela fallimentare, ecco quindi che quattro operai decidono di lanciare un segnale forte: uno sciopero della fame.

I motivi della protesta

"Un'azione pensata in breve tempo, vista la disperazione" racconta il 42enne Gianni Di Meo, che insieme al collega 39enne Damiano Mastrandea è venuto a dare supporto in mattinata ai due operai accampati in corso Vittorio Emanuele: Andrea Tempesta, 54 anni, e Nicola Pantaleo, di due anni più giovani. Loro non vogliono parlare, spossati da una giornata di privazione sotto il sole, quindi sono i due colleghi a raccontare alla stampa i motivi della protesta. "Hanno moglie e figli, che non possono più mantenere, perché da dicembre non riceviamo la cassa integrazione - spiega Mastrandrea - e non possiamo neanche licenziarci per cercare un nuovo lavoro". Il motivo? "L'azienda non ci ha licenziati, ma è andata in fallimento - prosegue Di Meo - Non essendoci più i soldi per il Tfr, non possiamo godere degli ammortizzatori sociali e se vogliamo cercare un nuovo lavoro siamo costretti a presentare le dimissioni, perdendo chiaramente ogni tutela durante le trattative della curatela fallimentare".

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Un vero limbo in cui i lavoratori sono costretti a vivere da sette anni, visto che tutti i tentativi di ripartenza - come la produzione dell'auto elettrica della Tua Autoworks, società poi fallita dopo la presentazione in pompa magna del veicolo in Fiera del Levante - sono sfumati. E in mancanza di nuovi investitori - l'ultimo termine definito è stato fissato al 28 luglio - non rimane che l'invio delle lettere di licenziamento. E intanto passano ancora giorni senza stipendio e senza certezze per il futuro. E l'unica scelta che rimane è protestare, chiedendo "rispetto per le 190 famiglie dell'Om" come recita lo striscione rosso steso a pochi passi dal monumento equestre in corrispondenza di via Sparano.

La risposta delle istituzioni

Una protesta che naturalmente non è passata inosservata alle istituzioni. In mattinata i quattro manifestanti hanno ricevuto la visita del sindaco di Bari Antonio Decaro, che ha promesso loro il pieno supporto e sostegno del Comune, tra i partecipanti al tavolo delle trattative per il ricollocamento degli operai. Tra le idee per il rilancio dello stabilimento, ad esempio, c'è anche quella della realizzazione di un impianto per il riciclo della plastica, come ricordano i lavoratori. C'è anche chi, come l'assessore alle Politiche giovanili Paola Romano, ha voluto mostrare il suo supporto regalando loro una cassa di bottiglie d'acqua per combattere il caldo. Lo sciopero della fame non si rompe, "almeno finché dalla Regione non avremo risposte certe" conferma Di Meo. Fino alle 13, però, nessuno si è presentato, anche se c'è la speranza che Leo Caroli, a capo della task force regionale sul Lavoro, venga a dialogare con i quattro nel pomeriggio.

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