Dal gioco d'azzardo alle estorsioni agli imprenditori: la mappa dei racket dei clan in città

Si concentra anche sugli scontri per il controllo dei quartieri del capoluogo, la relazione del secondo semestre 2018 presentata dalla Direzione Investigativa Antimafia al Parlamento

"Le compagini criminali più strutturate della città di Bari, oltre ai tradizionali traffici delittuosi, appaiono sempre più interessate all’infiltrazione dell’imprenditoria legale, specie quella connessa al settore degli appalti pubblici, all’edilizia e al commercio". È la Direzione Investigativa Antimafia, nella relazione al Parlamento del secondo semestre dell'attività del 2018, a fornire l'evoluzione dei racket dei clan nella provincia barese.

La relazione

In particolare, come si legge nella relazione, la criminalità organizzata barese sta sviluppando una marcata propensione ad investire in settori economici emergenti, come quello del gioco d’azzardo e delle scommesse online, come confermato anche dall'operazione di polizia intitolata 'Scommessa' di novembre scorso. Allora gli agenti svelarono il sistema messo in piedi dalla famiglia Martiradonna, storica articolazione del clan Capriati, per la realizzazione di una rete di gioco da banco e on line, con propaggini anche all’estero, finalizzata all’esercizio abusivo delle scommesse "attraverso società (connotate da specifici marchi distintivi e siti) - si legge nel rapporto - con sedi in Paesi a fiscalità privilegiata e schermate da società estere di diritto maltese tutte, direttamente o indirettamente, riconducibili alla famiglia Martiradonna".

Un'inchiesta che ha anche mostrato la collaborazione nei racket tra i clan nostrani e quelli delle altre regioni, quali Cosa Nostra e 'Ndrangheta. In particolare si è scoperto che per penetrare nei mercati esteri, i clan baresi pagavano tangenti in favore delle autorità locali, con il benestare degli altri gruppi della criminalità organizzata, come mostrato dalle connesse operazioni 'Galassia' e 'Revolution Bet', che hanno portato a una serie di fermi (alcuni dei quali in territorio estero), eseguiti dalla DIA e dalla Guardia di finanza reggina e catanese, a Reggio Calabria, Roma, Milano, Catanzaro, Palermo ed Agrigento. Parte delle attività criminali si focalizzavano in territori all’estero, come Malta, Curacao, Isole Vergini e Regno Unito, dove avevano insediato ed attivato strutture societarie e infrastrutture informatiche.

Gli scontri tra clan in città

L’altro aspetto di rilievo mostrato dalla relazione della Dia, è il riacuirsi degli scontri tra clan nel secondo semestre del 2018: per il controllo delle piazze di spaccio e del racket c'è stato un crescendo di agguati, gambizzazioni, veloci turn-over interni alle gerarchie criminali e difficoltà di controllo delle nuove leve, apparentemente insensibili ai precetti dei boss storici, molti dei quali detenuti e pertanto limitati nell’imporre le proprie regole. In particolare c'è il clan Strisciuglio nel borgo antico, che si è scontrato, viste le mire espansionistiche negli altri quartieri, con i Capriati, dediti alle estorsioni, al traffico di sostanze stupefacenti, all’usura e alla ricettazione. Alleato degli Strisciuglio è il gruppo dei Telegrafo del quartiere San Paolo, coinvolto in una faida contro il clan Mercante che, invece, resta vicino alla famiglia dei Capriati ed è alleato dei Diomede.

I Capriati, invece, sono attivi nel borgo antico, ma hanno anche ramificazioni a San Girolamo ed a Modugno, con collegamenti a Bitonto, Mola, Valenzano, Giovinazzo, e Putignano. Il 21 novembre 2018, il clan è stato segnato dall’omicidio del boss reggente a Japigia di Bari, evento che ha inasprito lo scontro tra le famiglie, anche perché l'agguato è avvenuto in una località sotto il controllo del clan Parisi (alleati dei Capriati e dei Palermiti, con i quali controlla Japigia), preclusa agli Strisciuglio. Le attività predilette del clan Parisi (che ingloba, nel capoluogo e nella provincia, una serie di sottogruppi, autonomi nella gestione delle attività criminali nei rispettivi territori), sono, oltre al gioco d’azzardo - come mostrato dal loro coinvolgimento nell'inchiesta 'Scommesse' - l’usura, le estorsioni e il traffico degli stupefacenti, nonché la ricettazione ed il riciclaggio.

Nel quartiere Madonnella, invece, è il sodalizio Di Cosimo-Rafaschieri che sta tentando i prendere il controllo: una situazione sfociata il 28 settembre dello scorso anno in un agguato nei pressi dello stadio San Nicola, nei confronti dei figli del boss della famiglia Rafaschieri, che ha portato all’omicidio di uno dei due fratelli ed il ferimento dell’altro. L’evento fa seguito al tentato omicidio risalente solo a pochi giorni prima (il 18 settembre), nel quartiere Madonnella di Bari, in danno di un altro giovane pregiudicato. Le indagini che seguirono, portarono alla luce alcuni summit di mafia tenuti da figure autorevoli dei vari clan, nel corso dei quali era stato ribadito che il quartiere Madonnella dovesse rimanere sotto l’egida criminale dei Parisi-Palermiti.

Per quanto riguarda i Di Cosola, invece, il 31 agosto 2018 è deceduto lo storico capo, divenuto collaboratore nel settembre 2015. Con la sua morte il sodalizio - attivo nelle estorsioni e nel traffico di stupefacenti - è rimasto diviso in tre diversi gruppi, tutti riconducibili a congiunti del boss defunto (fratello e nipoti), tra loro in competizione per conquistare la guida dell’organizzazione.

A Carrassi e San Pasquale è invece attivo il clan Fiore-Risoli, in contrasto con il gruppo Diomede e in collaborazione con i Velluto. Quest’ultimo gruppo, capeggiato da un affiliato del clan Parisi, è stato disarticolato nel mese di settembre, con l’operazione 'Drug Boat', che ne ha evidenziato le rilevanti risorse “finanziarie e strumentali”, impiegate in “un’estesa attività di commercio di droga anche a livello transnazionale”.

Controllo delle armi ed estorsione

Anche nel semestre in esame, a Bari si è registrata una forte disponibilità di armi, comprovata dai numerosi se-questri eseguiti sia a carico di incensurati708 che di pregiudicati affiliati ai clan. Significativo, al riguardo, il ritrovamento di veri e propri arsenali, rinvenuti nell’ambito delle attività di contrasto predisposte per arginare gli scontri in atto tra i gruppi Parisi-Palermiti e i Di Cosimo-Rafaschieri, per il controllo delle attività cri-minali nel quartiere Madonnella. In tale contesto, le estorsioni costituiscono ancora la più emblematica forma di controllo del territorio. Nel caso in cui sono riconducibili a bande di giovani delinquenti, vengono spesso realizzate in forma violenta, anche ricorrendo all’uso delle armi.

Sostanzialmente diversi appaiono, invece, i metodi adottati dai più alti livelli criminali, che mirano ad acquisire posizioni di monopolio o il controllo economico del territorio. Emblematico, al riguardo, quanto emerso nell’ambito dell’operazione “Ragnatela”, che ha fatto luce sul sistema di usura avviato tra il 2014 ed il 2016 nei confronti di imprenditori baresi, attivi nel campo dell’edilizia, del commercio di autoveicoli, della lavorazione del marmo e della commercializzazione di prodotti petroliferi. Un’attenzione all’economia locale colta, nel semestre, anche dalla Prefettura di Bari, che ha, tra l’altro, emesso un’interdittiva antimafia nei confronti di una società, aggiudicataria di una gara bandita per iservizi di assistenza e regolazione del traffico veicolare del porto di Bari. Il provvedimento consegue agli esiti investigativi dell’operazione “Porto” (eseguita il 19 aprile 2018), nei confronti del clan Capriati.

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