Cronaca Libertà

Primo giorno di scuola fra proteste e disservizi

Per molte scuole della nostra città oggi è stato il primo giorno di lezione. Tastando il polso dei genitori, sono emerse proteste sui rincari e sui disservizi scolastici

L'uscita degli alunni della Don Bosco al quartiere Libertà

Oggi è ufficialmente iniziata la scuola per molti istituti scolastici della nostra città. Per tastare il polso dei genitori relativamente a quanto trapelato nelle scorse settimane (rincaro dei costi libri, disservizi scolastici, mancanza di personale) abbiamo ascoltato le voci di qualcuno di loro presente all'uscita di due scuole primarie, entrambe del quartiere Libertà: la Carlo Collodi e la San Giovanni Bosco. Pur essendo meno pressante rispetto alle scuole medie e ai licei, l'aspetto più sottolineato dai genitori è quello dell'aumento dei costi per mandare a scuola i propri figli: "Quest'anno - ci spiega una donna - ho speso moltissimo per comprare a mia figlia astuccio, zaino e quaderni. Assieme ai costi che ho dovuto sostenere per l'altro mio figlio (studente di scuola media n.d.r.), mandarli a scuola è stato una sorta di salasso". Più o meno sulla stessa lunghezza d'onda il commento di un padre, alle prese addirittura con tre figli da istruire: "Fortuna che per mio figlio al liceo sono riuscito a trovare tutti libri usati...Il costo dei testi è diventato altissimo - sottolinea l'uomo -. Per le altre cose, però, non posso dire lo stesso: cartelle e diari sono diventati intoccabili". Non solo rincari, però, nelle proteste dei genitori: qualcuno è timoroso anche rispetto ai disservizi e alle carenze trapelate nei giorni scorsi: "Mi sembrava di aver capito stamattina quando ho accompagnato mio figlio - ci spiega una signora - che c'è il rischio che qualche insegnante non sia ancora stato assegnato. Chissà se è vero. Mio figlio all'uscita potrà dirmelo". Disservizi che per altri istituti sono una certezza: è il caso della scuola media Carlo Levi. L'istituto, aperto già dal 7 settembre, deve fare i conti con una carenza di personale che obbliga a limitare l'utilizzo dei bagni, salvo casi eccezionali, dalle 10 alle 12. A tal proposito, è emersa furente la protesta del consigliere regionale dell'Udc Peppino Longo che ha così commentato il fatto attraverso un comunicato inviato alla stampa: "L'apertura della scuola italiana, anche quest'anno, pare non sia in perfetta sintonia con il luminoso pistolotto inaugurale della ministra Gelmini, puntualmente trasmesso nei vari tg. Agli studenti della scuola 'Carlo Levi' di Bari, per esempio, è consentito usufruire dei bagni solo per due ore al giorno. Questa incredibile ordinanza è degna più di un suburbio del quarto mondo piuttosto che di una nazione presente da decenni nel G8 e che si vanta di spendere miliardi di euro per esportare democrazia e civiltà nei luoghi più arretrati del pianeta. Stando ai dirigenti scolastici, gli alunni della Levi hanno l'obbligo di trattenere la pipì e quant'altro a causa del drammatico calo del numero dei bidelli addetti alla gestione dei servizi sanitari, nonché alla sorveglianza dei casi di bullismo.
La scuola è ubicata nel quartiere Libertà, ossia uno dei luoghi del capoluogo dove per un bambino è praticamente impossibile giocare, considerato la mancanza pressoché totale di spazi sociali e di verde pubblico, unitamente alla presenza nelle strade di una agguerrita micro (e spesso macro) criminalità.
Che al medesimo bambino venga ora negato persino il diritto a espletare i bisogni fisiologici è davvero troppo. L'appello ai suddetti dirigenti è di attivarsi, inventarsi qualsiasi cosa, sacrificare il sacrificabile. Che notizie del genere non dilaghino nel mondo, sbugiardando la Puglia delle avanguardie e delle eccellenze".

 

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