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Martedì, 7 Dicembre 2021
Cronaca

Due sentenze riaprono il vaso di Pandora del Petruzzelli. Il legale dei Messeni: "Harakiri della politica. La Fondazione sia inquilina pagante"

L'intervista di BariToday all'avvocato Ascanio Amenduni dopo le decisioni della Corte d'Appello di ieri: "Se i prossimi passi saranno di dialogo non ci sottrarremo. In caso contrario, se vi saranno arroganza e unilateralità, ognuno sparerà le proprie cartucce

"Il situazione attuale della vicenda Petruzzelli? E' stato semplicemente tolto il quadro della ricostruzione. Il protocollo d'intesa del 2002 consentiva di risolvere tutti i problemi. Invece, c'è stato un vero e proprio harakiri della politica": a parlare è l'avvocato Ascanio Amenduni, difensore della famiglia Messeni Nemagna, il giorno dopo la doppia sentenza della della Corte d'Appello di Bari che ha rimesso in discussione la gestione del politeama.

Due decisioni che, di fatto 'salomonicamente', non accontentano pienamente nessuna delle due parti: i Messeni Nemagna tornano proprietari con l'annullamento della delibera comunale del 2008 con cui il Comune diventava proprietario del teatro. Allo stesso modo, però, i giudici hanno dato un colpo di spugna al protocollo d'intesa del 2002, con cui i Messeni Nemagna sarebbero rimasti proprietari ricevendo un canone di 500mila euro annuali per 40 anni dalla Fondazione Petruzzelli. La famiglia, per i giudici, deve pagare gli oltre 45 milioni di euro (più interessi) spesi per la ricostruzione dopo l'incendio del 1991.

Un vero e proprio terremoto che, ieri, ha provocato la reazione del sindaco di Bari, Antonio Decaro, il quale ha subito contattato il ministro della Cultura, Dario Franceschini, per chiedere un incontro urgente.Il confronto è stato programmato per il prossimo 23 novembre. In quella sede si confronteranno posizioni al momento molto lontane: "Quando fu firmato il protocollo del 2002 - spiega Amenduni a BariToday - doveva essere un matrimonio indissolubile. Invece qualcuno l'ha tradito. Nel 2006 vi fu l'esproprio del Ministero, annullato nel 2008 con la decisione della Corte Costituzionale. Poi il Comune fece una delibera in cui si autodichiarava proprietario del teatro attraverso un ragionamento unilaterale. Ci siamo trovati a combattere questo secondo esproprio 'di fatto', cancellato con la sentenza di ieri. Il protocollo del 2002, invece, è stato annullato perchè si è scoperto che l'ex Provincia non aveva ratificato la firma, sull'intesa, dell'allora presidente Vernola, nonostante fossero anche stati stanziati milioni di euro. Si tratta di vera e propria negligenza da parte della Pubblica Amministrazione, nonchè di cannibalismo della politica".

La doppia decisione apre, dunque, un altro faticoso capitolo di una vicenda trentennale: "Non siamo entusiasti di questo risultato - rimarca Amenduni - e non ne facciamo un fatto speculativo. Da parte della famiglia c'era la volontà che la Fondazione rimanesse come 'inquilina pagante' nel teatro, panni evidentemente ritenuti scomodi che non si è voluti indossare".

Sui costi della ricostruzione, che secondo i giudici dovranno essere pagati dalla famiglia Messeni Nemagna, l'avvocato aggiunge: "Non si tratta di spese da noi volute, bensì sostenute dagli enti pubblici e, in particolare, durante la gestione commissariale. Da parte nostra avevamo inviato lettere in cui si invitavano le parti a non effettuare spese folli. Ricorreremo in Corte di Cassazione per annullare il conto ma di bisogna considerare che il teatro, al momento attuale, vale, a nostro avviso, 150 milioni di euro".

Il tema del valore attuale del teatro finirà sul tavolo delle 'trattative' al Ministero, dove istituzioni e famiglia cercheranno di trovare un difficile punto d'incontro. Nel frattempo la città rivive frizioni e contrasti che sembravano sepolti, dopo anni di successi per il teatro, ritornato ad essere riferimento culturale dell'intera Puglia: "Avremmo i motivi giuridici - rimarca Amenduni - per mandare via la Fondazione, ma noi vorremmo che resti, indossando i 'panni' dell'inquilino pagante. Da parte nostra c'è sempre una mano tesa. Se i prossimi passi saranno di dialogo non ci sottrarremo. In caso contrario, se vi saranno arroganza e unilateralità, ognuno sparerà le proprie cartucce e ciò non dipenderebbe dalla nostra volontà. Non sarebbe meglio, invece, ripristinare i patti siglati 20 anni fa?".

"La famiglia - sottolinea - firmò quel protocollo per salvaguardare i suoi interessi e quelli della città. Qual è la loro colpa? Quella di aver subito un incendio doloso? E' troppo comodo, quando le cose vanno male, far intervenire la politica. Noi la invochiamo da ben 11 anni. Se saremo invitati, ovviamente, parteciperemo all'incontro del Ministero. Riteniamo che il ministro Dario Franceschini sia la persona migliore che potessimo auspicare per fare 'l'ortopedico' in questa vicenda, ovvero ricomporre e ricondurre nel quadro tutto ciò che era finito fuori. Aspettiamo di vedere se la politica sceglierà la strada della resurrezione di un contratto che ha fatto morire". Intanto, le nubi tornano ad oscurare il cielo sopra il luminoso politeama.

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