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"Fondi distratti e fatture inesistenti": arrestati due ex amministratori della Tradeco, sequestrati 13 milioni

Il provvedimento è stato emesso al Gip del Tribunale di Bari su richiesta della Procura, le cui indagini sono coordinate dal procuratore Aggiunto Roberto Rossi e dal sostituto Francesco Bretone.

La Guardia di Finanza ha arrestato i fratelli Saverio e Michele Columella, 41 e 53 anni, ex amministratori della Tradeco, società di Altamura in fallimento e già attiva nel settore della raccolta dei rifiuti urbani), sequestrando beni per 13,4 milioni di euro a loro riconducibili.

Il provvedimento è stato emesso al Gip del Tribunale di Bari su richiesta della Procura, le cui indagini sono coordinate dal procuratore Aggiunto Roberto Rossi e dal sostituto Francesco Bretone. Tra i beni sottoposti a sequestro finalizzato alla confisca vi sono conti correnti, case, terreni, quote societarie e altri valori. In base all'inchiesta della GdF, coordinata dalla Procura, sarebbe emerso che nonostante "la Tradeco si trovasse in grave crisi di liquidità e in un cronico stato di insolvenza, con una esposizione debitoria rilevante, soprattutto nei confronti dello Stato e degli Enti Previdenziali," i suoi amministratori avrebbero "posto in essere sistematiche distrazioni di risorse finanziarie, in danno della massa dei creditori, simulando il pagamento di spese fittizie e procedendo alla restituzione ai soci-amministratori delle somme che questi erogavano per finanziare l’attività della società".

Il tutto sarebbe avvenuto omettendo di pagare le tasse "e ciò - spiegano gli investigatori -  al solo fine di mantenere il più possibile in vita la società”. La presunta distrazione del patrimonio si riferirebbe al periodo tra il 2010 e il 2018, prima del fallimento. In quattro anni, dal 2014 al 2018, la società avrebbe omesso di versare ritenute per 13,1 milioni di euro, utilizzando fatture per operazioni inesistenti con evasione di Iva e Ires per 259mila euro. Solo alcuni giorni fa nell'ambito di un'altra inchiesta della Procura di Bari, che coinvolge la Tradeco, erano stati sequestrati 3,7 milioni di euro poiché nel periodo dal 2015 al 2018, ovvero prima della dichiarazione di fallimento. In quell'occasione l'azienda avrebbe "fittiziamente adempiuto" al pagamento dei contributi previdenziali ed assistenziali (Inps ed Inail) riferiti ai propri dipendenti mediante l’utilizzo, in compensazione, di crediti d’imposta per agevolazioni come la 'carbon tax' non spettanti.
 

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