Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca Picone / Viale Papa Giovanni XXIII, 58

Sfratto dei coniugi Tempesta, lo sgombero rinviato al 30 giugno

Cinquanta giorni di proroga per lo sgombero coatto dei coniugi Tempesta, la coppia disabile accusata di morosità nei confronti del loro proprietario. Le soluzioni alternative, però, latitano

Rinvio dello sfratto esecutivo al prossimo 30 giugno: è quanto deciso dall'ufficiale giudiziario in mattinata nei confronti di Gianni e Gianna Tempesta, i coniugi disabili destinatari di una procedura di sfratto e in attesa di una risoluzione relativa al loro alloggio.

Morosa da novembre 2009, quando il Comune ha deciso di non fornire più l'80% della quota d'affitto, la famiglia Tempesta è in aspettativa da ben 24 anni per un alloggio popolare da parte del Comune stesso. Nonostante la loro situazione, infatti, i tentativi di entrare in graduatoria sono sempre risultati vani. Di questi, uno è addirittura clamoroso visto che i signori Tempesta non sono stati ritenuti idonei neppure in una graduatoria di soli invalidi sebbene siano entrambi in sedia a rotelle. Il lato più problematico della vicenda, però, risiede nella mancanza di un'alternativa valida alla risoluzione della stessa: in caso di effettivo sfratto, infatti, i coniugi Tempesta sarebbero costretti a vivere nei centri d'accoglienza, strutture non attrezzate per accogliere persone disabili.


Per tutti questi motivi, la mobilitazione popolare di stamattina per impedire l'esecuzione dello sfratto è stata ingente visto che a presiedere davanti all'abitazione c'erano vari rappresentanti degli studenti di Lettere e Filosofia, del Sindacato Unione Inquilini e del Collettivo Lotta per la Casa. E fra i primi tentativi di ostracismo delle 'istituzioni' (un vigile impedisce di fotografarlo e intima ai rappresentanti del picchetto di protesta di mostrargli l'autorizzazione per presiedere) ascoltiamo il primo parere, quello di Annalinda Lupis, Segretario Provinciale dell'Unione Inquilini Bari: "Quest'oggi viene negato il diritto alla casa. Oggi è previsto lo sgombero coatto per una famiglia disabile che ha l'unica colpa di essere indigente. In più, il Comune non riesce a trovare una sistemazione se non quella dei dormitori pubblici: è una vergogna! Così non si rispetta la dignità del cittadino: la casa è un diritto primario inserito nella costituzione italiana. Dove sono le istituzioni che dovrebbero tutelare i cittadini più deboli? Nessuno sfratto può essere eseguito mandando le famiglie per strada o nei dormitori pubblici".


Entriamo e ascoltiamo i veri protagonisti della vicenda, i coniugi Tempesta: "E' da 24 anni che andiamo avanti così. Nel 2009 il Comune ha deciso di sospendere gli emolumenti per l'affitto sostenendo che la nostra pensione fosse sufficiente. Prendiamo 650 euro a testa e l'affitto ci costa 516 euro: secondo voi è sufficiente? Abbiamo provato di tutto: gli assessori ci sbattono le porte in faccia, i pezzi grossi non si muovono e pensano solo ad ingrossare i loro portafogli. In più, nel 2008, abbiamo presentato una petizione popolare sottoscritta da 3mila persone e questo sarebbe stato sufficiente per farla discutere in giunta. Ma questa petizione è ora introvabile, è sparita".


Nel frattempo arriva l'ufficiale giudiziario: il 'picchetto' fa resistenza, poi cede e l'ufficiale è dentro casa Tempesta: riscontra "l'oggettiva impossibilità per dare luogo allo sfratto esecutivo" e lo rinvia a fine giugno. Ma la rabbia dei due coniugi non si placa: "Abbiamo ricevuto delle minacce dal nostro proprietario di casa che ci ha anche aumentato l'affitto a 900 euro. Noi eravamo disposti a pagargli il nostro 20% ma ha rifiutato dicendo che vuole l'intera quota. Dice che gli servono per dare da mangiare ai figli, lui che è gioielliere. E noi? Come diamo da mangiare a nostra figlia? Oltretutto con il signore non abbiamo neanche un regolare contratto d'affitto...".

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