Venerdì, 25 Giugno 2021
Cronaca

Sfregiata per un rifiuto in discoteca: "Più controlli nei locali, fermate i violenti"

In un'intervista al Corriere del Mezzogiorno la trentenne barese sfregiata dal nipote del boss Di Cosola per aver respinto le sue avances durante una serata in discoteca lancia un appello: "Rafforzate i controlli affinché casi simili non si ripetano"

Cinquanta punti di sutura e una paresi sul lato sinistro del volto: sono i segni che raccontanto la vicenda, incredibile quanto drammatica, di Armida Mancini, trentenne imprenditrice barese, sfregiata da una bottiglia di vetro spaccatale sul volto dal nipote del boss Di Cosola di Ceglie del Campo, del quale aveva osato rifiutare le avances. Un'aggressione brutale, avvenuta la notte del 3 dicembre scorso in uno dei locali notturni più frequentati della città, che Armida ha voluto raccontare in un'intervista al Corriere del Mezzogiorno, affinchè "violenze simili non si  ripetano". Soltanto qualche giorno fa il suo aggressore, il 24enne Vincenzo Di Cosola, nipote del boss Antonio di Ceglie del Campo, è stato arrestato. Ma per Armida, che per quel folle gesto ha rischiato di perdere la vita,  è una magra consolazione. Il suo obiettivo, adesso, è quello di raccontare e far consocere la sua storia, affinché nessuna ragazza possa più subire un'aggressione simile.

"Basta con l’omertà - dice Armida nell'intervista - Non bisogna spaventarsi di fronte a questa gente, altrimenti saranno sempre più forti loro". Ma il messaggio della trentenne barese è anche e soprattutto per i gestori dei locali: "I gestori hanno il dovere di controllare chi entra. I pregiudicati devono restare fuori dalle discoteche. Non c’è filtraggio agli ingressi e questo permette ai delinquenti di spadroneggiare".

Intanto ieri anche il sindaco Emiliano è intervenuto su Facebook per commentare la vicenda di Armida, annunciando che il Comune cercherà di costiruirsi parte civile nel processo. "Questo vile e sconsiderato rampollo di famiglia mafiosa -ha scritto Emiliano - è un ominicchio, anzi un quacquaraquà, uno fa vergognare persino la categoria dei mafiosi. Spero di riuscire a far costituire parte civile il Comune in questo delitto rivoltante. Nei locali notturni non devono entrare più nè pregiudicati nè soggetti che tengano atteggiamenti intimidatori o molesti. Voglio incontrare subito questa ragazza per capire quello che è accaduto e voglio incontrare i proprietari dei locali per valutare insieme il da farsi.
 

 

 

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