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Sicurezza sulle strade, prevenzione ed educazione: "Problema culturale e di mentalità"

Comportamenti sbagliati e abitudini errate sono spesso alla base di incidenti. L'associazione 'Amichi di Michele Visaggi': "Il problema principale è la mancanza di consapevolezza. Bisogna agire a partire dalle scuole"

Casco, cinture e cellulare in borsa anziché tra le mani: sembrano regole semplici da seguire quando si è al volante di un'auto o a bordo di una moto. Spesso, però, ce ne dimentichiamo, mettendo a repentaglio la nostra vita e quella degli altri. I gravi incidenti di questi giorni a Bari e in Provincia, con un tragico bilancio di 7 vittime in poche ore, hanno riproposto con forza il tema della sicurezza stradale e dei buoni comportamenti da seguire. In prima fila c'è l'impegno costante di tante associazioni che con dedizione cercano di instaurare una cultura del rispetto delle norme, da alimentare giorno dopo giorno. E' il caso di 'AMichi di Michele Visaggi', il gruppo nato circa 5 anni fa per ricordare un giovane ragazzo deceduto a seguito di uno schianto avvenuto a San Giorgio nel marzo 2010: "Il problema principale - spiega Francesco Visaggi, presidente dell'associazione - è di natura culturale. La mancanza di consapevolezza ci fa credere che un avvenimento tragico possa accadere ad altri e non a noi. In queste settimane d'estate, poi, tra il caldo, le uscite più frequenti e il bere di più, si verificano più incidenti".

Qual è, quindi, la strada giusta? Repressione o educazione? Per gli addetti ai lavori bisogna procedere sin dalle scuole elementari: "Solo così - aggiunge Visaggi - si potranno modificare comportamenti e attitudini sbagliate. I controlli, tra l'altro, potranno essere a tappeto ma mai 'a uomo', conducente per conducente. Bisognerebbe però intervenire per strada anche con qualcuno che possa bussare al finestrino dell'auto, invitando di mettere la cintura. Dopo un certo numero di anni di patente, inoltre, sarebbe necessario obbligare gli autisti a una specie di revisione, in modo da correggere impostazioni errate e difetti",

Aggiornamento costante, dunque, senza agire con un pugno duro che risulterebbe forse deleterio. In questo senso è ancora molto forte il dibattito sull'introduzione del reato di omicidio stradale che, nel caso del tragico scontro di Japigia, ha portato all'arresto dei due conducenti delle auto coinvolte (poi tornati in libertà): "L'inasprimento della pena - afferma Visaggi, di professione avvocato - può essere un deterrente per alcune persone. Può funzionare nel caso di comportamenti irresponsabili, nei confronti di chi guida dopo aver bevuto o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. Nel caso, però, dell'incidente in cui perse la vita mio fratello, la ragazza che guidava, così come il gruppo di amici in macchina, non era né ubriaca né drogata. Se fosse stato in vigore questo reato, sarebbe stata forse persa per sempre. Col tempo potremo capire se questa legge porterà vantaggi o meno. Quello che possiamo fare fin da subito è unire le forze, dalla scuola, alle associazioni, alla polizia, per introdurre una cultura di piccoli gesti e consuetudini utili a cambiare le cose".

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