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Copie della Costituzione esposte davanti al Tribunale: il sit-in a supporto della giornalista aggredita dalla moglie del boss

L'iniziativa a difesa di Maria Grazia Mazzola, presa a schiaffi da Monica Laera durante un'inchiesta nel 2018, è stata organizzata dalle Sardine nel giorno dell'udienza preliminare sull'aggressione

Riuniti davanti al Tribunale penale di via Saverio Dioguardi, con in mano la copertina della Costituzione italiana. Grande affluenza questa mattina per il sit-in in supporto di Maria Grazia Mazzola, la giornalista Rai aggredita durante un servizio sulla criminalità barese. In mattinata si è celebrata l'udienza preliminare per gli schiaffi ricevuti sull'uscio dell'abitazione da Monica Laera, moglie del boss Lorenzo Caldarola.

Come ricordato dalla stessa Mazzola sui social, sono state presentate oggi 10 costituzioni di parte civile, che saranno esaminate nella prossima udienza in programma a Bari il 20 febbraio prossimo. "La mia indignazione nei confronti della legale dell'imputata Laera - aggiunge la giornalista Rai - che ha di fatto detto che sono tante le costituzioni di parte civile per due donne che si sono affrontate in strada". Ha poi sottolineato di essere stata aggredita per strada e che quindi non si è trattato di una semplice discussione.

A richiedere la costituzione di parte civile è stato anche, tra gli altri, il Comune di Bari: “La costituzione di parte civile nei processi relativi a episodi di violenza e sopraffazione fisica, perpetrati con la logica della supremazia e del controllo del territorio da parte dei clan criminali, o di persone in qualche modo ad essi riconducibili, è per il Comune un dovere - spiega il sindaco Antonio Decaro -. È un modo per schierarsi, per condannare qualsiasi forma di violenza e per difendere la nostra città da tutte quelle azioni o attività che ne danneggiano il nome e l’immagine. Nel caso specifico, l’aggressione subita da Mariagrazia Mazzola è ancor più intollerabile perché condotta ai danni di una professionista impegnata a svolgere il proprio lavoro di informazione e approfondimenti. Come detto più volte, noi non voltiamo la testa dall’altra parte e non permetteremo che il nome della nostra città possa essere affiancato ad episodi di questo tipo. Quel quartiere si chiama Libertà e deve essere liberato dalla criminalità organizzata e su questo non intendiamo fare passi indietro”.

(Foto Fb Maria Grazia Mazzola)

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