Lunedì, 26 Luglio 2021
Cronaca Bari Vecchia / Piazza Libertà

"Stop alla Bossi-Fini", sit-in dei migranti del Cara davanti alla Prefettura

Circa un centinaio i manifestanti, ospiti del Centro accoglienza richiedenti asilo Palese, in piazza della Libertà per ricordare le vittime di Lampedusa e chiedere la velocizzazione delle pratiche per il riconoscimento dell'asilo politico

Foto pagina Fb assessore Fabio Losito

"Uno sciopero della fame e un sit-in a oltranza" finché non incontreranno "un esponente del ministero dell'Interno": lo hanno annunciato i circa cento migranti risiedenti nel Centro accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Bari-Palese, che da questo pomeriggio sono in sit-in davanti alla prefettura di Bari per chiedere "alle autorità italiane più giustizia e politiche di protezione", e per "ricordare le vittime del naufragio di Lampedusa".

I migranti vogliono parlare con un esponente del ministero dell'Interno, "l'autorità che influisce direttamente sul rilascio dell'asilo politico", perché vogliono "si riduca la percentuale dei dinieghi da parte della Commissione ministeriale territoriale, attualmente del 95-98%; e perché siano rilasciati permessi di soggiorno temporanei" che permettano loro di "raggiungere i propri cari nel resto d'Europa".

Anche oggi, purtroppo - spiega Gianni De Giglio, del collettivo Rivoltiamo la precarietà - "i migranti hanno incontrato un rappresentante della prefettura il quale, come al solito, ha detto che la possibilità di esaudire queste richieste dipende da autorità molto più in alto. Adesso il problema sarà contrattare con la polizia perché il permesso per restare qui i migranti ce l'hanno fino alle 19.00-19.30".

Alcuni "esponenti delle forze dell'ordine", riferiscono i migranti, "ci dicono che non è il caso di fare simili proteste dopo quello che è successo a Lampedusa. Ma il problema è proprio questo: non deve ogni volta succedere una tragedia - dicono - per far sì che le nostre istanze siano ascoltate".

Tra le motivazioni della protesta, ci sono "anche le difficoltà dovute al trattato di Dublino, a causa del quale si può stare lontani al massimo tre mesi dal Paese nel quale hai lasciato le impronte digitali al momento del tuo arrivo, e dove eventualmente ti viene riconosciuto l'asilo politico". (Ansa)

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