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"Droga trasportata in Albania, ma il boss dava gli ordini in piazza a San Pasquale": la geografia dello spaccio dei Velluto

Diverse le basi logistiche scoperte dai carabinieri nell'ambito dell'operazione 'Drug boat': dal rimessaggio a San Giorgio alle villette occupate abusivamente a Torre a Mare, usate per lo stoccaggio

Un'indagine durata quasi due anni - partita a marzo 2016 - che ha permesso di scoprire una fitta rete di rapporti tra la criminalità organizzata barese, gli altri sodalizi criminali in Puglia e i clan attivi in Albania, in particolare nella città di Volona, finalizzata allo spaccio di hashish, cocaina e marijuana. Già, perché le indagini coordinate dalla Dda e dai carabinieri hanno portato una luce un sistema che vede protagonista non solo il clan Velluto, attivo a Bari, ma anche soggetti affiliati alla Sacra Corona Unita (da qui le ordinanze di custodia cautelare eseguite anche a Lecce e Fasano), ai Misceo e ai Parisi, oltre a personalità criminali albanesi, arrestate a loro volta dall'autorità del posto.

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Le indagini

In totale le ordinanze di custodia cautelare sono 18 (13 in carcere - uno di questi ancora irreperibile - e cinque ai domiciliari), esito di una lunga indagine partita con l'arresto a ottobre del 2016 di Michele Cambria, scoperto in flagranza di reato mentre trasportava sette tonnellate di marijuana via mare, per un valore complessivo di cinque milioni di euro. Le successive intercettazioni e i controlli hanno permesso di scoprire come era il pluripregiudicato Domenico Velluto - a capo dell'omonimo clan e già condannato per un omicidio - a gestire il traffico di droga tra la Puglia e l'Albania, dove il clan si riforniva.

I nomi degli arrestati

Il trasporto avveniva attraverso diversi natanti, dotati di potenti motori fuoribordo e 'assemblati' in un rimessaggio di imbarcazioni in strada San Giorgio. "Abbiamo installato sotto uno di questi - ha spiegato il sostituto procuratore Isabella Ginefra - un gps che ci ha permesso di ricostruire le tratte utilizzate per il contrabbando".

Le basi logistiche

Un complesso sistema  portato alla luce dall'operazione 'Drug Boat', che vedeva il suo epicentro in un luogo frequentato: un gazebo all'aperto vicino alla chiesa di San Marcello nel quartiere San Pasquale, da cui il boss Velluto non solo impartiva gli ordini, ma riceveva anche notizie relative all'indagine. "Quando Cambria è stato liberato dopo l'arresto - ha ricordato la Ginefra - ha subito portato i documenti della scarcerazione a Domenico Velluto". Dai Velluto si rifornivano anche altri clan pugliesi, come i Parisi di Japigia, che avevano acquistato e poi ceduto ai Misceo una partita di hashish di 10 chilogrammi.

Il gruppo si serviva di diverse basi logistiche, tra cui due villette abbandonate - occupate abusivamente - a Torre a Mare, utilizzate per lo stoccaggio della droga, dove durante un blitz sono stati sequestrati non solo 20 chili di marijuana e 10 di hashish, ma anche due kalashnikov e munizioni per diverse tipologie di arma. "Il ritrovamento sul luogo della carta d'identità della figlia piccola di uno degli indagati - ha aggiunto il procuratore Francesco Giannella - ci ha permesso di ricollegare quel ritrovamento alla rete messa in piedi dal clan".

Gli arresti in Albania

"Fondamentale per le indagini - ha poi ricordato Umberto Pepe, comandante della Compagnia dei carabinieri Bari Centro - è stato l'aiuto dei collaboratori di giustizia e delle forze dell'ordine albanesi, che a Valona a marzo avevano arrestato alcuni dei membri dell'organizzazione criminale locale da cui i Velluto si rifornivano".

L'imbarcazione per il trasporto della droga era utilizzata anche per viaggi di piacere, come testimoniato dalle foto pubblicate su Facebook da uno degli arrestati, il 40enne Nicola Sassanelli, vicino al Clan, che ha permesso così di accrescere gli elementi di prova a carico della famiglia Velluto.

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