Sparatoria a Ceglie, un'estorsione dietro l'episodio in via Trieste: tre arresti nel clan Di Cosola

Tre giovani sono stati arrestati con l'accusa di estorsione ai danni di una discoteca: i fatti sarebbero collegati alla sparatoria avvenuta lo scorso 7 febbraio nel quartiere. Una quarta persona già finita in manette in quell'occasione

Il luogo della sparatoria a Ceglie

Un'estorsione ai danni di due imprenditori, titolari di una nota discoteca barese, da cui sarebbero poi scaturiti "contrasti" nella gestione dell'affare illecito. Sarebbe questo lo scenario dietro la sparatoria avvenuta lo scorso 7 febbraio in via Trieste, a Ceglie, quando alcuni colpi furono esplosi in strada, senza provocare feriti. In carcere sono finiti sabato scorso tre giovani, mentre una quarta persona era già stata arrestata nell'immediatezza dei fatti.

VIDEO: I RILIEVI DOPO LA SPARATORIA E L'ARMA SEQUESTRATA

Le indagini parallele: i nomi degli arrestati

A far luce sui fatti è stata la convergenza di due distinte indagini, avviate in tempi diversi dalla Squadra Mobile della Questura di Bari e dalla Compagnia Carabinieri di Bari San Paolo e coordinate dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia. In particolare, i tre giovani arrestati oggi - Vincenzo Masciopinto 19 anni, Giacomo Facchini 25 anni, e Domenico Masciopinto 35 anni, tutti ritenuti dagli investigatori vicini al clan Di Cosola - erano finiti in un'indagine della Squadra Mobile tesa a far luce sull'estorsione ai danni della discoteca barese (per loro l'accusa è di tentata estorsione aggravata continuata ai danni dei due titolari del locale). A questa attività investigativa si è poi sovrapposta quella dei Carabinieri della Compagnia di Bari San Paolo, intervenuti la sera della sparatoria in via Trieste. In quella circostanza, i militari avevano già arrestato Vincenzo Di Cosola, 32enne sorvegliato speciale, nipote del boss Antonio Di Cosola (deceduto in carcere ad agosto del 2018) e cugino dei Masciopinto, trovato in possesso di una pistola marca Browning cal.7,65 con caricatore contenente 9 cartucce, usata per l'azione di fuoco. La pistola, sottoposta a sequestro, è risultata provento di un furto in abitazione avvenuto a Bari nel 2011.

La ricostruzione della sparatoria

Gli elementi acquisiti dai carabinieri hanno così permesso, oltre che di ricostruire le dinamiche dell'azione di fuoco, anche ulteriori indizi che avrebbero rafforzato il quadro probatorio già emerso dalle indagini della Squadra Mobile. In particolare, "a seguito dell’esacerbarsi di contrasti tra gli indagati per la gestione dell’affare illecito (l'estorsione, ndr)", ricostruiscono gli investigatori, si sarebbe verificata "un’accesa discussione" tra i tre giovani arrestati sabato e il 32enne, il quale "esplodeva alcuni colpi d’arma da fuoco all’indirizzo della loro autovettura". 
 

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