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Martedì, 18 Giugno 2024
Cronaca Carrassi

Sparatorie a Carrassi nel 2018, sette condanne definitive per il delitto Andolfi e il tentato omicidio Cucumazzo

Vicende criminose che, per gli investigatori, sarebbero da inquadrare nella guerra di mafia tra i clan Palermiti - Anemolo (egemoni nel quartiere Carrassi) ed il clan Capriati, che si stava affacciando nella stessa porzione di territorio

I Carabinieri hanno eseguito 7 ordini di carcerazione, emessi dall'Ufficio Esecuzioni Penali della Procura Generale presso la Corte d'Appello di Bari,  nei confronti di altrettante persone colpite da sentenze definitive di condanna, per gravi reati commessi nel quartiere Carrassi di Bari nell’anno 2018, e riconducibili al contrasto tra due consorterie mafiose per il controllo del territorio e delle attività illecite in quel comune.

L’attività investigativa svolta dai Carabinieri e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Bari, e le relative condanne, riguarda l’omicidio di Fabiano Andolfi, già affiliato al clan Anemolo e successivamente transitato nelle fila del clan Capriati, commesso a Bari il 14 gennaio 2018, e il tentato omicidio di Filippo Cucumazzo, uno degli autori materiali del delitto Andolfi, commesso a Bari il 7 giugno 2018.

Le indagini, condotte a seguito dell’omicidio mediante servizi di osservazione controllo e pedinamento, attività tecniche, nonché supportate da diverse dichiarazioni di collaboratori di giustizia, hanno consentito di raccogliere gravi indizi nei confronti di Vincenzo Anemolo e Francesco Cascella, ritenuti i mandanti, ma anche nei confronti di Filippo Cucumazzo, Domenico Giannini, Donato Maurizio Di Cosmo e Giovanni De Benedictis ritenuti esecutori materiali.

L'evento criminoso, per gli investigatori, sarebbe da inquadrare nella guerra di mafia tra i clan Palermiti - Anemolo (egemoni nel quartiere Carrassi) ed il clan Capriati, che si stava affacciando nella stessa porzione di territorio.

La matrice dell’evento ha creato, nei giorni successivi all’omicidio, un clima di tensione, da cui consegue il nome dell’operazione, “Alta Tensione”, che vide vere e proprie scorrerie armate, finalizzate alla reciproca eliminazione dei membri dei due sodalizi mafiosi coinvolti. Una situazione che rese necessari numerosi interventi da parte degli investigatori, come ad esempio l’arresto del 10 febbraio 2018 di Roberto Mele (fratellastro di Fabiano Andolfi che, per vendetta, aveva consumato una rapina a mano armata e si aggirava per il quartiere Carrassi alla ricerca dei suoi nemici) per detenzione di una pistola cal. 9 mm parabellum.

A distanza di tre mesi, le fibrillazioni armate nel clan Anemolo hanno reso necessari ulteriori interventi repressivi: nella prima decade del mese di giugno, infatti, Vincenzo Anemolo aveva ordinato l’omicidio di Filippo Cucumazzo che, scampato all’agguato (7 giugno 2018) era stato protagonista di una vera e propria caccia all’uomo finalizzata ad eliminare sia gli attentatori sia il mandante Vincenzo Anemolo. Il 13 giugno 2018 furono così arrestati Giuseppe Caputo e Giovanni De Benedictis (già autori del tentato omicidio di Filippo Cucumazzo) sopresi nella disponibilità di una pistola, di un giubbotto antiproiettile, di guanti in lattice e di passamontagna. Il 10 luglio 2018 è stata la volta di Filippo Cucumazzo, arrestato poiché sorpreso nel mentre portava in luogo pubblico una pistola cal. 6,35 mm di provenienza illecita.

Le indagini hanno permesso di contestare agli indagati, a vario titolo, l’aggravante del metodo e delle finalità mafiose in merito: alla rapina a mano armata commessa da Roberto Mele, all’omicidio di Fabiano Andolfi ed al tentato omicidio di Filippo Cucumazzo, alle rapine a mano armata commesse da quest’ultimo e, il 29 marzo 2021, di eseguire provvedimenti cautelari nei confronti dei sette indagati, oggi condannati in via definitiva.

Le pene inflitte ai tre responsabili oscillano tra i 20 e i 17 anni, per i delitti di omicidio, tentato omicidio, distruzione, soppressione e occultamento di cadavere porto e detenzione di armi, in concorso e tutti aggravati dal metodo mafioso.                        

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