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Spari contro due giovani appartati in auto a Bitonto: arrestato suocero del ragazzo

Indagine lampo dei carabinieri: dietro la 'spedizione punitiva' ci sarebbe il suocero del 29enne, attualmente in fase di separazione. Il movente sarebbe proprio legato alla nuova frequentazione con la 20enne che era in auto con lui, rimasta ferita di striscio

Una 'spedizione punitiva' nei confronti del genero, che si stava separando dalla figlia, e che aveva di recente iniziato una frequentazione con un'altra ragazza. Sarebbe questo il quadro dietro la sparatoria avvenuta ieri sera nei pressi dello stadio di Bitonto, quando alcuni colpi sono stati esplosi contro l'auto di due giovani che si erano appartati nella zona.

In seguito ad un'indagine lampo, i carabinieri hanno arrestato Cosimo Cassano, 56enne di Bitonto noto alle forze dell'ordine, e suocero del 29enne che si trovava nell'auto colpita, insieme ad una 20enne, rimasta ferita di striscio ad un fianco.

Sul luogo della sparatoria, da cui è poi scaturito anche un inseguimento, i carabinieri delle Compagnie CC di Bari San Paolo e Molfetta, coadiuvati dalla Sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale di Bari, hanno rinvenuto 5 bossoli cal. 7,65, un frammento di ogiva, nonchè frammenti di vetro.

E' stato proprio il racconto delle due vittime del grave episodio ad indirizzare i sospetti dei carabinieri verso il contesto familiare del giovane, in fase di separazione,  che aveva da poco iniziato a frequentare la 20enne. Così i carabinieri sono giunti al suocero del 29enne, che, messo alle strette, ha ammesso di aver fatto uso, nella circostanza, di una pistola 7,65 e ha così condotto i Carabinieri nei pressi di un campo in “Contrada delle Rose”, dove, su un albero, aveva nascosto la pistola, una “Zastava” cal.7,65, trovata priva di cartucce. 

Per il 56enne è dunque scattato l’arresto. Per il momento l'accusa è di detenzione illegale di arma clandestina, ma le indagini proseguono per verificare a pieno tutte le sue responsabilità in relazione al grave episodio avvenuto presso il campo sportivo di Bitonto.

Secondo gli investigatori, comunque, il movente della spedizione punitiva sarebbe riconducibile all’astio provato dall’uomo nell’ambito di dissidi familiari e relazioni interpersonali intrattenute dal genero. 

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