Il segreto per una start-up? "Contaminazione e coraggio". Lo spirito innovatore di 'Barimakers'

L'associazione barese riunisce innovatori, creativi e aspiranti imprenditori in un "incubatore di collaborazioni". Boccadoro: "Qui in Puglia c'è poca assistenza per gli startuppers"

Si definiscono "incubatori di collaborazioni", certamente propulsori e aggregatori di idee e imprese innovative, un vero e proprio 'hub' che attraverso corsi ed eventi consentono a molti giovani di avviare start-up e promuovere nuove realtà imprenditoriali e creative: è l'obiettivo di 'Barimakers', associazione di promozione sociale nata ufficialmente nel 2014 per sostenere partnership, scambiarsi idee, progetti e favorire un ambiente propizio per le imprese del futuro: "Siamo un gruppo folto e ben assortito di ragazze giovani, studenti, lavoratori, appassionati e maker - scrivono sul loro sito internet-. Abbiamo messo insieme competenze diverse, dall’archeologia allo sviluppo di applicazioni web, dall’elettronica all’architettura. Ci siamo contaminati a vicenda intersecando i nostri interessi e le nostre passioni".

Piero Boccadoro, presidente di 'Barimakers', spiega la necessità di fare gruppo nel complesso mondo delle start-up: "Abbiamo sentito - spiega - la necessità di raccontare le nostre esperienze in una città come Bari dove c'è ancora qualche mancanza su questi temi. Ci occupiamo di prototipizzazione rapida in campo elettronico, ma anche di altri aspetti come la stampa 3d, combinando esperienze differenti e realizzando eventi come il 'Makers Meeting' per il quale stiamo preparando la terza edizione". Un settore difficile e intrigante, in cui bisogna essere diretti e abili a destreggiarsi tra ostacoli e problemi: "Ciascuno di noi - prosegue Boccadoro - ha visto iniziative molto promettenti scontrarsi con l'idea di trovare finanziamenti appoggiandosi a bandi: ci sono pro e contro, specie sull'accesso ai pagamenti. Chi rimane qui in Puglia ha coraggio e in qualche caso ci sono stati ottimi risultati. In generale c'è però disinteresse all'assistenza di chi organizza una start-up. Se fossi un ente pubblico mi adopererei di garantire mentoring (consulenza formativa, ndr) quando le startup si incastrano nelle maglie di una burocrazia inutile".

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I problemi, infatti, sono sempre dietro l'angolo: "Spesso - dice Boccadoro - ci sono realtà costrette ad anticipare danaro e ad aspettare anche 2 anni e mezzo per i finanziamenti e ciò è incompatibile con l'idea che la start-up debba essere una fase provvisoria nella vita di un'azienda e non una condizione imperitura". Il rischio è un circolo vizioso al quale si può in qualche modo portare rimedio con decisione e spirito imprenditoriale: "L'approccio giusto - sostiene Boccadoro - è quello di parlare direttamente, andando in qualche modo alla fonte, agendo senza intermediari. A mio avviso può essere un buon metodo per evitare il clientelismo, assieme alla voglia di lavorare insieme e mettersi in gruppo tra startuppers, senza aver paura di veder soffiata la propria idea. Il confronto può solo portare vantaggi e arricchire".

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