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Contro disuguaglianze di genere e violenza sulle donne, associazioni in piazza a Bari: "La pandemia ha acuito le discriminazioni"

In largo Giannella il sit-in 'Stendi il sessismo', organizzato in occasione dell'8 marzo dalle associazioni femministe della città. I partecipanti hanno indossato accessori fucsia, colore scelto dal movimento 'Non una di meno' "come segno della lotta a ogni forma di violenza maschile e patriarcale"

"La pandemia globale di SARS-Covid-19 ha acuito le discriminazioni sistemiche di cui le donne sono quotidianamente vittime. I dati sulla disoccupazione femminile, sulla disparità salariale, sui femminicidi e le violenze domestiche in pauroso aumento impongono una presa di posizione netta". Si è tenuto questa mattina in largo Giannella, a Bari, il sit-in organizzato dalle associazioni femministe della città in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti della Donna (che si celebra domani, 8 marzo).

Un'iniziativa, svolta nel rispetto delle norme anticovid, che ha visto la partecipazione di rappresentanti delle associazioni e studenti. I partecipanti hanno indossato un accessorio fucsia (una sciarpa, un fazzoletto, una maglia), colore scelto - hanno spiegato i promotori dell'iniziativa - "dal movimento femminista e transfemminista internazionale Non Una Di Meno come segno della lotta intersezionale a ogni forma di violenza maschile e patriarcale". Un colore che ha 'attraversato' anche la città, con l'invito a chi non ha potuto partecipare alla manifestazione ad esporre comunque sul proprio balcone o finestra un indumento fucsia in segno di adesione all'iniziativa. 

"Stamattina abbiamo deciso di stendere il sessismo e lo abbiamo fatto insieme - spiegano da Link Bari - Ad un anno dall'inizio della pandemia emerge con chiarezza il moltiplicarsi delle diseguaglianze di genere nel nostro paese, quest'anno ogni settimana più di una donna viene uccisa solo perché donna, la maggior parte dei posti di lavoro persi durante la pandemia sono di donne, esercitare il proprio diritto di aborto è ancora difficile, si pensi che in Puglia oltre l'80% dei ginecologi è obiettore di coscienza, per questo diciamo a gran voce che vogliamo una società femminista che sia più giusta e che garantisca l'autodeterminazione di ogni donna". 

Le questioni evidenziate durante la manifestazione sono state sintetizzate dalle associazioni in un documento: "Lotta alla disoccupazione e alla povertà femminile – urgono riforme strutturali del welfare territoriale e del sistema economico. Chiediamo l'abolizione dell'IVA al 22% sugli assorbenti e che il Recovery Fund venga utilizzato per progetti lavorativi di inclusione ed empowerment femminile. Contrasto ai femminicidi e alla violenza domestica – chiediamo l'aumento sul territorio di centri anti-violenza, uniche strutture attualmente responsabili dell'assistenza e del recupero psicologico, sociale e lavorativo delle donne vittime di violenza e dei figli minori, oltre a rivendicare un aumento dei fondi regionali a essi destinati. Colmare il vuoto politico e di rappresentanza, sia nel governo nazionale che regionale – dopo che alle ultime elezioni regionali il governatore della Puglia si è reso protagonista di un inutile e imbarazzante braccio di ferro con il Governo centrale, a causa del mancato adeguamento ai principi relativi  alla promozione delle pari opportunità tra donne e uomini nell'accesso alle cariche elettive per le elezioni dei consigli regionali. Assistiamo con rammarico a un consiglio regionale in cui le donne sono marginalizzate, escluse o fungono da mero accessorio decorativo, così come nel governo nazionale. Rivendichiamo come indispensabili la presenza e partecipazione attiva delle donne in politica. Diritto all’aborto libero, sicuro e informato. Basta medici obiettori, basta manifesti contro l'aborto che rivendicano una libertà di espressione fuorviante e mendace: sui nostri corpi decidiamo noi e la legge 194 va rispettata e difesa con l'aumento di consultori e presidi medici sul territorio.  Diritto all'esistenza per le sorelle trans, che in questo periodo soffrono particolarmente la solitudine e la marginalizzazione; rivendichiamo con e per loro il diritto al lavoro, pari diritti e pari dignità per la piena realizzazione di sé stesse, secondo la propria identità di genere. Diritto a una piena e consapevole educazione affettiva e sessuale che siano educazione al piacere, all'introspezione, alla comunicazione, al consenso e al rispetto al di là di qualunque stereotipo di genere". 

(foto Fb Link Bari)

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