Lunedì, 2 Agosto 2021
Cronaca

"No alle esercitazioni militari nei parchi", Legambiente e WWF aderiscono all'appello

Le due associazioni ambientaliste pubblicano un manifesto congiunto a sostegno della proposta avanzta dal parco nazionale dell'Alta Murgia: "Porre fine all'assedio del nostro territorio"

La proposta, lanciata qualche settimana fa, è partita proprio dalla Puglia. Dal parco nazionale dell'Alta Murgia, il cui presidente, Cesare Veronico, ha proposto una "mobilitazione sociale" per chiedere per chiedere al governo lo stop immediato delle esercitazioni militari nelle zone ritenute di rilevante interesse ambientale e paesaggistico.  Alla base dell'iniziativa, l'incompatibilità tra l'inquinamento prodotto dalle attività militari (i promotori portano come esempio le esplosioni prodotte nelle simulazioni di guerra) e la necessità di tutelare la flora e la fauna presenti all'interno di un'area, appunto, protetta.

L'appello lanciato dal Parco nazionale dell'Alta Murgia è stato condiviso da Legambiente e Wwf, che hanno stilato un manifesto congiunto per sostenere la proposta. «Laddove si dovesse salvaguardare la biodiversità, non sono più immaginabili poligoni militari in cui si svolgono esercitazioni belliche che devastano il territorio e compromettono inesorabilmente i normali cicli biologici della natura», commenta il presidente del WWF Puglia Leonardo Lorusso. «Oggi le aree protette rappresentano il cuore delle strategie nazionali e internazionali di conservazione, fungono da rifugi per le specie, preservano i processi ecologici, forniscono gli spazi per l’evoluzione naturale e un futuro miglioramento ambientale» concordano le due associazioni ambientaliste.

«Per testimoniare la solidarietà a tutta la comunità del Parco e il nostro impegno per la difesa e la salvaguardia del prezioso ecosistema murgiano saremo presenti con le nostre delegazioni e i nostri attivisti all’evento “Road to Up”. Di fronte a questo spettacolo indecente - concludono WWF e Legambiente - auspichiamo che si ponga fine all’assedio del nostro territorio e si avvii una fase di discussione con i soggetti istituzionali coinvolti affinché si proceda a una smilitarizzazione o perlomeno a un ridimensionamento dell’occupazione di suolo nelle aree protette».

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