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Dal Bangladesh al cuore del Libertà, la storia e i sogni di Golap: "Crescere e imparare aiutando gli altri"

Ventuno anni, da quattro in Italia dopo aver lasciato il proprio paese: è da oltre un anno e mezzo tra i punti di riferimento della Comunità dei Salesiani del Redentore di Bari. Tanti obiettivi per il futuro: "Studio per diventare mediatore culturale"

Dal Bangladesh al quartiere Libertà di Bari: la distanza tra due luoghi così lontani si misura con la sofferenza di chi ha patito tante difficoltà per cercare un futuro. E quello, Golap, 21 anni, lo ha trovato grazie ai Salesiani che lo hanno accolto quattro anni fa. Era solo un 17enne quando dopo un viaggio fatto mille peripezie e sofferenza giunse in Italia con la speranza di cambiare la propria vita. Il lungo giro per giungere nel cuore del capoluogo pugliese ha avuto un' ultima svolta a Napoli dove è entrato in contatto con la Comunità 'Don Bosco': un tetto, l'affetto di una famiglia e la possibilità di studiare e crescere professionalmente. Oggi Golap, nella Comunità educativa '16 agosto' al Redentore, sta imparando a diventare un mediatore culturale aiutando ad assistere i ragazzi ospiti e fa anche da supporto ai migranti provenienti da diversi Paesi del mondo. Conoscere sei lingue (bangla, inglese, hindi, urdu, arabo e italiano) è una qualità preziosa e rara: "Quando sono arrivato qui nel 2013 - spiega - non sapevo una parola nella lingua italiana. Adesso sono molto felice di aiutare chi arriva qui. Riesco a comprendere quanto abbiano patito per giungere in Italia. E' sempre una decisione complicata quella di lasciare il proprio Paese e la propria famiglia".

Il viaggio di Golap e l'arrivo in Italia

Golap, quella scelta, fu in qualche modo costretto dagli eventi a prenderla, dopo la morte del papà. Difficile continuare a studiare e mantenere la mamma e le sue sorelle. L'occasione per cambiare tutto spuntò all'improvviso e sembrò quella giusta: "Un amico di mio padre mi propose di venire qui con la promessa di un lavoro. Mi fidai: disse che avremmo viaggiato in aereo". Settemila euro per poi scoprire che sarebbe dovuto andare prima in India, con altri 7 ragazzi. Arrivati a Calcutta, però, l'amara scoperta: "Ci chiesero di consegnare cellulari e bagagli. Lui scappò via e una guida indiana ci disse di andare con lui". Golap non sapeva che avrebbe viaggiato per circa due mesi: dall'India la carovana si spostò in Pakistan. Da lì, dopo essersi congiunti ad altri gruppi di migranti, si avventurarono verso l'Iran, attraversando i passaggi più stretti e isolati camminando per lunghi e impervi tratti sui sentieri di montagna. Piedi, polvere, camion e treni: dai valichi persiani alla Turchia, per poi giungere finalmente in Europa, in Grecia.

Un nuovo inizio grazie ai Salesiani e al Redentore

L'ultima tappa, un ulteriore calvario in un tir con 50 persone, poca aria e solo alcune bottiglie d'acqua da dividere: "Arrivati in Puglia - racconta Golap - l'autista ci ha detto di scendere. Sono stato a Bari alcuni giorni, prima di andare a Napoli. Lì un mio connazionale mi consigliò di rivolgermi ai Carabinieri che mi hanno aiutato e indirizzato verso la Comunità salesiana, conoscendo poi don Antonio Carbone e alcuni giovani operatori del centro, Cristina e Diego, che ringrazierò sempre". Per Golap un nuovo inizio: il servizio civile, lo studio e il ritorno a Bari dove da oltre un anno e mezzo è parte integrante della struttura del Libertà: "Ho tanti amici e tutto questo mi aiuta a non pensare ai brutti momenti che ho sopportato per arrivare qui in Italia". Qui ora può coltivare i suoi sogni, quelli di un ragazzo con tanti obiettivi da centrare: "Vorrei sposarmi e avere dei figli. A loro non dovrà mancare mai nulla. Non voglio che passino quello che ho provato". A 21 anni, dopo tutto, il proprio destino è ancora tutto da forgiare e costruire.

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