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Uno dei senzatetto con i volontari della Croce Rossa

Uno dei senzatetto con i volontari della Croce Rossa

Luigi 'il volontario' e Pietro, devoto a San Nicola: le storie di chi ha perso tutto, ma vive con dignità

Tra i senzatetto che di notte affollano la zona della stazione di Bari. Racconti di vita e timori: "Viviamo con la paura di furti o di essere picchiati"

"Vi capita di avere paura quando siete per strada la notte?" Nella tenue luce del piazzale della stazione di Bari, Luigi si ferma un attimo a pensare prima di rispondere: forse non si aspettava una domanda del genere o, forse, la risposta è cambiata dopo la morte di Vito Abbondanza quest'estate. Uno scenario che ha portato alla luce i tanti video di scherno, postati sulla rete dai bulletti di quartiere che ogni sera lo infastidivano. Vito era un senza fissa dimora - in città si calcola che siano un centinaio -, esattamente come il coratino Luigi, che da circa 10 anni ha perso la sicurezza di un tetto sopra la testa e vive per strada: "La paura c'è sempre - risponde -, sia di eventuali furti, ma anche di malintenzionati che possono venire a picchiarti. E le istituzioni, Stato e Chiesa soprattutto, non stanno facendo abbastanza per approfondire le necessità di chi come noi è un senza fissa dimora".

"Alimenti e una parola di conforto per gli 'ultimi'": gli 'angeli della strada' al lavoro

Luigi: "Mi piace aiutare chi è in difficoltà"

Coratino d'origine ed ex giostraio, l'esser finito per strada non ha spezzato la forza di volontà e la bontà di Luigi. "Dopo il licenziamento - racconta - mi sono trovato a dover affrontare questa realtà comunque difficile. Per fortuna il mio carattere mi ha permesso di farmi subito tanti amici e di vivere dignitosamente - anche se ancora dorme per strada, ndr - rispetto a tanta gente che in strada vive da sola e si nasconde dietro l'alcol e la droga". E da allora per diversi giorni a settimana prova ad aiutare chi come lui non ha più una casa e una famiglia da cui tornare la sera.

Luigi è infatti l'unico senzatetto che accompagna i volontari della Croce rossa italiana durante il loro servizio notturno di assistenza ai bisognosi per le vie che attorniano la stazione. Nella serata in cui li abbiamo accompagnati, lo vediamo avvicinarsi sorridente a largo Sorrentino, zaino in spalla e con una parola di conforto pronta per tutti i senzatetto che il gruppo incontrerà durante la serata e a cui vengono donati coperte, vestiti ed alimenti. "Io credo che aiutare il prossimo, alla fine ti fa sentire meglio, qualunque sia la tua condizione". E Luigi non è nuovo al mondo del volontariato: aveva iniziato ad avvicinarsi a questo mondo diversi anni fa grazie ai Salesiani, prima dando una mano a portare avanti il servizio mensa nel quartiere Carbonara e poi curando l'animazione per i piccoli pazienti dell'Ospedaletto di Bari. 

Prima di tornare a Bari era stato anche in Umbria: "Grazie al contatto di un responsabile del gruppo dei Salesiani della zona della stazione Tiburtina di Roma - ci racconta -, ho iniziato a dare loro una mano tutti i lunedì sera. Una bella esperienza, perché conosci tante storie simili alla tua, ti confronti, conosci nuovi amici. Dare una mano agli altri ti fa stare bene. Ecco perché da quando sono tornato a Bari assisto i volontari della Croce Rossa".

Qualche rimpianto però ce l'ha ancora. "Se c'è qualcosa che mi manca è la sicurezza della quotidianità: costruirsi una famiglia, un futuro certo. Se non ti costruisci un futuro alla fine cosa ottieni? Nulla. Sei soltanto abbandonato per strada e sopravvivi solo grazie al lavoro dei volontari".

Pietro: "Dalla Moldavia a Bari per la fede a San Nicola" 

È invece legata alla fede la scelta di Pietro, 57enne moldavo e anche lui senzatetto, di vivere a Bari. "Sono un ortodosso praticante e sono molto devoto a San Nicola" ci spiega mentre i volontari della Croce Rossa lo assistono sull'extramurale Capruzzi.

Conosciamo anche lui durante il nostro giro di accompagnamento agli 'Angeli della strada'. Pietro è scherzoso e aperto al dialogo con i presenti, a cui racconta di essersi trasferito dalla sua madrepatria in Romania nel 1994 per lavoro: era un saldatore  ("specializzato", ci tiene a sottolineare). Un mestiere tramandato dal padre, che lo portava con sé in fabbrica per mostrargli come utilizzare correttamente gli attrezzi. Nel 2000 poi matura la scelta di venire in Italia per sposarsi; trova lavoro nel Nord Italia, ma dopo un po' di tempo iniziano i problemi: il licenziamento, le bollette che continuavano ad aumentare e la mancanza di denaro che lo costringono ad abbracciare la vita dei senza fissa dimora. Decide allora di trasferirsi al Sud, per la precisione nel capoluogo pugliese dove erano conservate le ossa del suo Santo protettore. Forse un presagio di rinascita, chissà.

Eppure ancora oggi si trova a vagare per strada senza un lavoro, costretto a sopravvivere solo con quanto ricava dall'elemosina e dal lavoro dei volontari. "Qui a Bari le istituzioni ci hanno abbandonato da tempo - spiega -, ma in Romania era diverso. Non appena la polizia ti trovava a dormire in stazione ti chiedeva subito i documenti e se avessi un impiego. Quando rispondevi di 'no' ti portavano in carcere, ma nei sei mesi di detenzione imparavi una professione". Con questo sistema si evitava una nuova emarginazione dei senza fissa dimora, offrendo loro una seconda possibilità e anche un'abitazione in cui riposare la sera. "Qui chi ti riserva lo stesso trattamento?" si chiede sconsolato Pietro.

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