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Fotoni e luminosità dei corpi celesti: ricerca dell'Università di Bari su rivista internazionale

Lo studio è stato condotto da ricercatori dell'ateneo barese , dell'Università del Salenti, di Inaf e Sissa. L'analisi ha permesso di evidenziare il 'viaggio' dei fotoni attraverso i campi magnetici intergalattici

Un gruppo di ricercatori provenienti da Università di Bari, Università del Salento, Infn, Inaf e Sissa, ha condotto un'importante ricerca sul comportamento dei fotoni ad altissima energia, pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale Physical Review Letters, tra i riferimenti importanti nel mondo, per la Fisica: lo studio ha permesso di evidenziare il 'viaggio' dei fotoni attraverso i campi magnetici intergalattici, dove potrebbero evitare l'assorbimento trasformandosi in assioni.

L'ipotesi dell'anomalia

I fotoni ad elevatissima energia, solitamente, si 'scontrano' con la luce di fondo emessa dalle galassie, trasformandosi poi in coppie di particelle di materia e antimateria. le fonti di raggi gamma, per questa ragione, dovrebbero comparire in maniera molto meno luminosa rispetto a quanto viene osservato. Lo studio ipotizza una soluzione per l'anomalia: i fotoni di luce si trasformerebbero in ipotetiche particelle "debolmente interagenti", ovvero gli assioni, i quali a loto volta, grazie all'interazione con in campi magnetici, si tramuterebbero in fotoni, permettendo così a una loro parte di sfuggire alla luce di fondo intergalattica.

"Corpi celesti lontani più luminosi del previsto"

“I fotoni provenienti dai corpi luminosi quando incontrano la luce di fondo extragalattica (EBL) scompaiono - spiegano i ricercatori Daniele Montanino, Franco Vazza, Alessandro Mirizzi e Matteo Viel che hanno condotto la ricerca.  Ma se nel loro viaggio andassero incontro a queste trasformazioni come previsto da queste teorie, oltre a dare delle indicazioni molto importanti sui processi che avvengono nell’Universo, si spiegherebbe perché lontani corpi celesti, da un’osservazione sulla Terra, risultino più luminosi di quanto previsto. Questi cambiamenti permetterebbero, infatti, a un maggior numero di fotoni di raggiungere la Terra”.

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