Martedì, 3 Agosto 2021
Cronaca

Taglieggia un altro imprenditore, a giudizio costruttore

Avrebbe costretto un imprenditore barese a cui aveva subappaltato dei lavori a ricevere assegni fittizi. Dalle denunce dell'imputato era partita l'inchiesta che ha portato agli arresti di Modugno

Avrebbero minacciato e costretto un imprenditore barese a cui avevano subappaltato i lavori di realizzazione di 128 appartamenti in zona Piscina Preti a Modugno a ricevere assegni fittizi per un valore complessivo di 393.000 euro, senza fargli incassare effettivamente gli importi. E' a giudizio con queste accuse P.L., amministratore di fatto di una società di costruzioni di Modugno, le cui denunce hanno dato impulso alle indagini che la scorsa settimana hanno portato all'arresto di 12 persone (tra amministratori e funzionari del Comune di Modugno) per presunte tangenti in cambio di concessioni edilizie.

Con l'imprenditore sono imputate a Bari altre tre persone con le accuse di estorsione e rapina. I fatti contestati si riferiscono al periodo compreso tra ottobre 2004 e marzo 2006. Il processo é cominciato oggi a Bari dinanzi ai giudici della seconda sezione collegiale, con la costituzione delle parti e l'esame della parte offesa. La società di P.L. (proprietaria dei suoli) aveva stipulato con l'altra società due contratti da 5,5 milioni di euro per la realizzazione degli appartamenti.

Minacciando di non pagare, l'imprenditore e sua moglie, anche lei imputata, avrebbero costretto l'imprenditore a trasferire nella loro disponibilità gli importi in contanti di quattro assegni. In concorso con loro avrebbe agito l'allora direttore della filiale di Bitonto della Banca Popolare di Milano dove avveniva il cambio dei titoli, perché avrebbe omesso "di porre in essere la doverosa azione di controllo in palese violazione della vigente normativa antiriciclaggio". I contanti incassati con uno dei quattro assegni, emesso nel gennaio 2005, del valore di 138.000 euro, sarebbero stati utilizzati dai coniugi per l'acquisto di una Ferrari. Tra febbraio e marzo 2006 l'imprenditore a processo, in concorso con il custode del cantiere dove la ditta subappaltante stava realizzando gli appartamenti, si sarebbe inoltre "impossessato di attrezzature varie e macchinari per l'edilizia, sottraendoli a quest'ultima, intimando all'imprenditore di lasciare il cantiere. (Fonte: Ansa)
 

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